BOLLE DI SAPONE: TRA ARTE, SCIENZA e FANTASIAio-socio2
di Lidia Borella

Che cosa è più inconsistente, più ingannevole di una bolla di sapone? Vale la pena di occuparsi di un argomento destinato a finire in … una bolla di sapone?

Se l’oggetto di cui si parla è per sua natura apparentemente molto fragile, non è così invece il tema “bolle di sapone”, che riveste un’ ampiezza di aspetti diversi: dal gioco legato all’infanzia, agli interessi degli artisti, alla scienza, alla geometria e alla matematica.

Chi non si è divertito, da bambino, a fare bolle di sapone? E’ un gioco facile che si fa con mezzi semplicissimi, ma allo stesso tempo è sempre diverso, alcune si formano piccole, altre grandi, se c’è il vento volano lontano, oppure restano sospese e volteggiano nell’aria fino a sparire.

E’ naturale che tra i primi ad essere attratti dalle iridescenti lamine saponate siano stati gli artisti, i pittori in particolare.

L’origine del tema “bolle di sapone” va ricercata nella pittura olandese del XVII secolo, ne sono esempi l’opera Boy blowing bubbles, 1663 del pittore Frans Van Mieris e Two boys blowing bubbles, 1670 di Caspar Netscher.

Il tema compare sia in relazione al gioco e al mondo dell’infanzia, sia intrecciato con quello della “vanitas”, cioè della fragilità e della caducità delle cose e della vita umana. La vita dell’uomo è in un equilibrio quanto mai instabile, equilibrio che può essere infranto in ogni momento, la vita come una bolla, può sparire in un istante.

Per i matematici le bolle sono modelli regolati da diverse leggi, equazioni e derivate; gli studi sulle bolle sono alla base della teoria moderna delle superfici minime.

Anche gli scienziati si sono avvicinati a questo tema, ad esempio per spiegarne l’iridescenza: bolle o lamine di sapone, esposte alla luce solare producono frange colorate. Il fenomeno, come aveva osservato anche Newton, avviene quando lo spessore delle lamine è paragonabile alla lunghezza d’onda della luce visibile, nel liquido saponato i diversi colori si muovono con velocità differenti.

Nell’arte contemporanea, alcuni fotografi si sono occupati di “bolle di sapone” per differenti motivi e usando tecniche diverse, innanzitutto perché si tratta di un soggetto che tutti conoscono, ma che non è facile da fotografare e quindi stimola la fantasia e la volontà di immortalarle nel migliore dei modi.

La fotografia di bolle lascia molto spazio alla creatività, sia in fase di ripresa, che in fase di post-produzione. Si possono ottenere buoni risultati con una serie di bolle ben inquadrate con uno sfondo interessante, oppure inquadrandole in primo piano esaltandone colori e riflessi.

Tra gli artisti più noti posso citare Richard Heeks, fotografo inglese molto appassionato alla “speed photography”; tra i set più affascinanti che ha realizzato, per il soggetto, vi sono: SOOCbubbles e Bubbles, dove, nel primo caso abbiamo dei giochi e degli studi legati all’attimo in cui la bolla scoppia, nel secondo caso abbiamo invece dei veri e propri riflessi di soggetti ed elementi vari, che vengono abilmente immortalati all’interno delle bolle stesse. Queste immagini sono la prova che una fotografia di una semplice bolla di sapone possa nascondere bellezza e fascino dove, però, anche l’abilità tecnica del fotografo è indispensabile per la buona riuscita degli scatti.dentro-e-fuori-i-confini

Anche la fotografa scozzese Jane Thomas ha lavorato sull’argomento realizzando delle macro-fotografie al liquido saponato ancor prima di soffiare per formare la bolla; la fotografa inquadra il liquido concentrandosi sul mondo magico di colori e forme in continua mutazione e utilizzando particolari luci per saturare il colore. I colori sono dati da un fenomeno fisico noto come “interferenza da film sottili”, ossia sono generati dall’interferenza della luce riflessa sulle membrane del liquido ed è necessario che la fonte di luce si specchi completamente sulla pellicola saponata liquida.

Jason Tozer è un fotografo londinese che realizza fotografie di bolle di sapone nel suo studio, con fotocamere a tecnologia avanzata e una grande abilità nell’utilizzo delle luci artificiali. Le sfere così immortalate sembrano dei corpi celesti, anche se tutti i colori e i dettagli sono genuini e derivano dall’utilizzo di effetti macro; il fotografo raramente ritocca i colori nella post-produzione.

Con la stessa tecnica ha lavorato anche con il fumo e con il ghiaccio. Bjoern Ewers è un fotografo tedesco che ha lavorato anche anche su questo tema; nel suo lavoro, intitolato Orbital, ha fotografato bolle giganti e colorate su uno sfondo nero per contrastare ed esaltare le intense sfumature di colore, creando dei mondi giganti ed ipnotizzanti che stimolano l’immaginazione dello spettatore.

Anche nella mia esperienza posso annoverare degli scatti fotografici alle bolle di sapone; per creare atmosfere suggestive e fiabesche ho scattato una serie di fotografie catturandole in diversi contesti naturalistici.

Fare bolle di sapone è un gioco semplice che tutti hanno provato durante l’infanzia e che ho inserito nella mia ricerca artistica per richiamare alla memoria l’immaginario infantile; queste sfere mi hanno sempre affascinato per la ricchezza di riflessi che vengono a crearsi, per la forma che ricorda dei piccoli mondi destinati a svanire in brevi istanti e perché se trasportate dal vento, la loro direzione è imprevedibile e inaspettata.

Purtroppo questa è una delle difficoltà che si incontrano nel fotografare le bolle di sapone senza modificare lo scatto con programmi di elaborazione e questa è una delle sfide che mi sono posta nell’ambito della mia sperimentazione artistica; per esprimere la mia creatività ho voluto provare a lavorare anche sullo scatto fotografico non elaborato, è un po’ come un ritorno alla fotocamera analogica, con tutti i vantaggi però del digitale, ad esempio non si deve aspettare la stampa per vedere l’immagine, ma si può guardare la fotografia appena scattata sullo schermo della fotocamera e quindi rendersi subito conto se l’immagine ottenuta è consona alle aspettative.

A mio parere una buona fotografia dovrebbe essere semplice, ordinata e ben organizzata e soprattutto deve essere in grado di trasmettere un messaggio o un’emozione, ancora prima di leggerne il testo esplicativo.

Ho realizzato una serie di scatti dal titolo Dentro e fuori i confini, in cui ho catturato queste fugaci sfere in un ambiente verdeggiante, ricco di foglie e di vegetazione. In queste bolle vengono così a specchiarsi tutte le sfumature verdi dell’ambiente circostante e sulla superficie si creano particolari riflessi, zone di luce ed ombra.

Nella fotografia che ho allegato a questo articolo è presente al centro della composizione una grande bolla, catturata pochi istanti prima che scoppiasse; ricchissima di colori e sfumature. Il cielo viene riflesso sia in alto che in basso creando un’atmosfera surreale, al centro della bolla si intravede la mia figura, con la mia reflex tra le mani pronta ad immortalare questo piccolo mondo in cui le cose vengono ribaltate e rese fantastiche e per un breve istante è come se ne facessi parte anch’io.

Lidiart

11/01/2016, Lidia Borella

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