IL FILO DI ARIANNA

di Lidia Borella

Dal 24 al 26 giugno ho avuto la possibilità di allestire una mostra al MACS (Museo d’Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia. Il Museo, aperto nel 2006, ha come obiettivo la valorizzazione dei beni artistico-religiosi che fanno parte della cultura storica di Romano.

Il Macs, nell’ambito del programma R-Estate al Museo, propone una serie di serate dedicate all’arte contemporanea e dà la possibilità ai giovani artisti selezionati di esporre presso una sala dedicata appositamente all’evento: la Sala Abate Antonio Tadini, che è utilizzata solitamente come sala riunioni, ma anche come sala espositiva in occasione di mostre tematiche particolari.

L’ambiente presenta una copertura di tradizionali travi in legno, grandi intonaci di epoca medievale caratterizzano le pareti; di particolare interesse è la nicchia emisferica, un altarino domestico, sopra il quale si può ancora notare la presenza di porzioni di un antico affresco risalente alla prima metà del XVI secolo.

Non è stato semplice allestire le mie opere in uno spazio con elementi architettonici così importanti, ma allo stesso tempo è stata un’occasione per far dialogare il passato con il presente.

Ho intitolato la mia mostra “Il filo di Arianna” una ricerca artistica di mezzi tecnici, espressivi e formali nel labirinto dell’arte contemporanea; ho scelto, infatti, di esporre e presentare al pubblico una varietà di tecniche artistiche con le quali mi confronto, che vanno dalla pittura, alla fotografia, all’elaborazione digitale dell’immagine, tutti lavori legati dal filo invisibile della mia sensibilità e dal mio modo di vedere il mondo.

Per quanto riguarda la pittura le mie opere sono improntate sulla rappresentazione della figura umana, in cui proietto il mio mondo interiore: i miei personaggi diventano una sorta di pretesto per dipingere un’emozione o uno stato d’animo.

La mia pittura è popolata da figure femminili e da coppie colte nell’intensità degli abbracci, spesso private dei particolari fisici del viso, non per spogliarle della loro umanità, ma per accentuare l’importanza della comunicazione interiore ed emozionale, ed il valore “dell’essere” rispetto a quello “dell’apparire”. Per la fotografia l’obiettivo dei miei scatti è quello di creare atmosfere suggestive e ludiche.

quadri

Attraverso scatti fotografici non elaborati in post-produzione creo delle immagini in cui esiste una sottile linea tra realtà e immaginazione, mostrando una realtà deformata o rimodellata dalla fantasia, attraverso l’utilizzo sia della parte “razionale” della mente, sia della parte più “creativa”.

Caratteristiche importanti nella mia ricerca artistica-fotografica sono, quindi, lo studio concettuale dell’identità degli oggetti e l’indagine sulla percezione delle immagini.

Per quanto riguarda l’elaborazione digitale dell’immagine eseguo dei collages assemblando i miei scatti fotografici: paesaggi o elementi naturali con i personaggi della mia pittura e alcuni particolari pittorici, per realizzare delle composizioni dalle atmosfere fantastiche e surreali, mondi immaginari, armoniosi e sospesi nel tempo.

Nelle mie elaborazioni le immagini fotografiche “reali” dialogano con gli elementi pittorici, in un intreccio di accordi e di interazioni tra medium differenti.

Ho deciso di esporre anche l’opera “Invisibile”, uno scatto fotografico elaborato in post-produzione, si tratta di un grande occhio a cui ho sovrapposto digitalmente la parola invisibile ripetuta più volte e con un effetto arrotondato che richiama la forma sferica dell’iride; questo lavoro esprime concettualmente la mia ricerca artistica: è un invito a guardare con occhi diversi, a varcare le barriere mentali per riuscire a vedere la meraviglia di quello che ci circonda, a guardare nel profondo le cose e riconoscere i valori essenziali, oltrepassando l’effimero.

Nell’allestimento ho sfruttato anche lo spazio offerto dalla nicchia, appoggiando alcune mie opere, tra cui una piccola installazione in cui, su una base di legno, ho incollato una piccola stampa della serie “Deviant Gravity”, in cui sono raffigurati tre sassi surrealmente sospesi nel cielo ed ho posizionato fisicamente le tre piccole pietre sotto la loro immagine fotografica, il tutto accompagnato da una frase esplicativa.

A completamento dell’esposizione, durante tutta la serata dell’inaugurazione, ho deciso di proiettare, ripetute in sequenza, altre opere non presenti fisicamente nella sala, per mostrare al pubblico una raccolta più ampia del mio lavoro artistico.

L’inaugurazione della mostra si è svolta nella serata di venerdì 24 giugno e, per l’occasione, il Macs ha organizzato una visita guidata del museo, per far conoscere le opere raccolte ed esposte nel complesso, è stato preparato un buffet e il cortile d’ingresso è stato predisposto con divanetti e tavolini per dar modo ai visitatori di fermarsi e conversare.

La mia mostra è stata il primo degli appuntamenti del 2016, che proseguiranno per tutti i venerdì del mese di luglio; l’evento è stato presentato dal Mons. Tarcisio Tironi, Presidente e Rettore del Museo.

E’ stata una bella esperienza, perché ho potuto mostrare il mio lavoro e la mia sensibilità a molte persone, è stata un’occasione di dialogo e di confronto con il pubblico e con altri artisti.

Lidiart

06/07/2016, Lidia Borella

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