LA BASILICA DI SAN MARCO A VENEZIA

di Lidia Borella

Nell’anno 832 venne dedicata una prima chiesa all’Evangelista Marco, il cui corpo, trafugato da Alessandria d’Egitto da mercanti veneziani, giunse in città qualche anno prima dell’edificazione della struttura.

Di questa chiesa probabilmente a croce greca, restano scarse tracce; venne ampiamente rimaneggiata dopo l’incendio del 976 e utilizzata come cappella per le celebrazioni ufficiali del Doge e della Repubblica, finché intorno al 1063, il doge Domenico Contarini diede inizio alla costruzione dell’attuale basilica, giunta a noi sostanzialmente integra nelle sue strutture, ma profondamente modificata nel suo aspetto decorativo.

Le ragioni ideali di tale ricostruzione vanno rintracciate nel nuovo prestigioso ruolo politico che lo stato veneziano aveva saputo crearsi grazie anche all’espansione commerciale unica per l’epoca.

Venezia assunse un ruolo culturale, politico e commerciale primario nell’alto Adriatico, anche grazie agli stretti legami con l’Impero bizantino, del quale i Dogi erano i principali sostenitori in occidente.

Fu in questo clima trionfalistico che maturò l’idea di tramutare la cappella in un “tempio di stato” che ne rispecchiasse in pieno la potenza.

Nel variegato panorama dell’architettura italiana, la basilica di San Marco costituisce un episodio artistico del tutto unico, nella sua straordinarietà.

La nuova basilica venne riedificata, forse sulle fondazioni della chiesa precedente, in forme più monumentali, grazie all’uso di ampie volte a botte e di possenti pilastri che sorreggono cinque cupole, una centrale, le altre una su ciascun braccio della croce greca; inoltre l’edificio venne anche dotato di un matroneo.

All’esterno, nelle parti non ricoperte dal rivestimento marmoreo e in quelle note per i lavori di restauro, si possono notare il paramento laterizio, le grandi pareti a terminazione arcuata, aperte da molteplici finestre, le cornici a dentelli, i pilastri multipli, le nicchie e gli archetti, elementi che mostrano il linguaggio costruttivo dell’architettura bizantina.

Nella concezione strutturale e spaziale la basilica di San Marco non si rifà a modelli contemporanei alla sua costruzione, ma a un prototipo del VI secolo: la chiesa giustinianea dei Santi Apostoli a Costantinopoli che ospitava le sepolture imperiali.

Non sono noti i motivi di tale scelta definita “antiquaria” per il modello cui fa riferimento, ma tra le molteplici ragioni che vi concorsero: il desiderio di creare un edificio che si rifacesse a un modello antico “imperiale” e la volontà di assimilare, in prestigio, l’Evangelista Marco agli stessi Apostoli.

Nonostante lo svettare delle sue cinque cupole l’edificio conserva, nel suo complesso, uno sviluppo più orizzontale che verticale.

Questa scelta è tutt’altro che casuale, in quanto i suoi costruttori, probabilmente tutti del luogo, erano ben consapevoli che le palafitte sulle quali poggiavano le fondamenta non sarebbero state in grado di sostenere i pesi prodotti da strutture troppo alte e snelle.

La Basilica venne consacrata il 25 luglio 1094 e il corpo di San Marco, scomparso poco dopo il suo arrivo a Venezia, ma miracolosamente rinvenuto per l’occasione, fu deposto nella cripta.

Nel XII secolo, quando tutta l’Europa occidentale è impegnata a sperimentare le nuove potenzialità costruttive offerte dall’architettura romanica, Venezia, i cui interessi commerciali la legano sempre più all’Oriente si dimostra ancora tenacemente fedele alle tradizioni e al gusto bizantini.

Gli elementi strutturali interni alla basilica vengono quindi ricoperti da una superficie ininterrotta di mosaici.

Nascoste da questo omogeneo manto dorato, le forme architettoniche perdono qualsiasi consistenza e lo spazio che ne deriva appare irreale e dilatato, come nelle costruzioni ravennati del V secolo.

La prima decorazione musiva probabilmente non ricopriva l’intera superficie disponibile, limitandosi piuttosto oltre che alla zona absidale, a una serie di pannelli isolati.

A questa prima fase possono essere forse attribuiti i quattro Evangelisti raffigurati nelle nicchie in basso della strombatura del portale centrale e i Santi Nicola, Pietro, Marco nell’abside.

Dopo l’incendio del 1106 e il terremoto del 1117 ebbe inizio una nuova campagna decorativa, che proseguì nel secolo successivo.

Si discute ancora del ruolo avuto in questa fase dalle maestranze bizantine, cioè se siano stati chiamati artisti da Costantinopoli o se si debba invece scorgere la mano di maestranze locali, educate alla loro scuola.

E’ certo che nel corso degli anni, data l’incredibile mole di lavoro, agli eventuali capomastri bizantini si siano venuti sostituendo artisti veneziani, che diedero vita ad una scuola locale di altissimo livello, attiva non solo a Venezia, ma anche a Roma e forse a Firenze.

In ogni caso la forte matrice bizantina dei mosaici è fuori dubbio e può essere evidenziata sia sul piano stilistico sia su quello iconografico, anche se si notano distanze dai cicli canonici orientali: possiamo infatti vedere l’infanzia ed i miracoli di Cristo, la vita della Vergine, di San Pietro di San Marco e di San Clemente.

Nel 1200 la basilica subì, anche dal punto di vista architettonico, modifiche di rilievo, soprattutto con l’innalzamento delle alte cupole a bulbo, in piombo su supporto ligneo, che nascondono alla vista quelle a calotta dell’originario prototipo bizantino.

Inoltre, in conseguenza della quarta crociata, giungono da Costantinopoli grandi quantità di opere di oreficeria, di sculture e di marmi pregiati.

Con questi ultimi viene in gran parte realizzato il rivestimento degli esterni che si avvale di innumerevoli colonne in marmi diversi, di capitelli e lastre e di veri e propri capolavori, come la quadriga bronzea, proveniente dall’ippodromo di Costantinopoli.

Per sette secoli la splendente quadriga di bronzo dorato ha segnato il passo sulla facciata di San Marco; attualmente al posto dei cavalli originali sono state collocate delle copie fuse in bronzo, con la superficie dorata a tampone.

Gli originali, restaurati, sono stati collocati nel 1982 nel museo della basilica.

Il fronte principale della costruzione è scandito da 5 portali, a ciascuno di essi corrisponde una lunetta nel registro superiore.

Quello centrale, ornato da tre arconi si conclude sopra la terrazza (dei quattro cavalli), sopra, all’apice di un altro arcone, è posta la statua di San Marco.

Questa struttura si sovrappone al tessuto murario originario, infatti la basilica nel XIII secolo viene arricchita con marmi e colonne e, successivamente, nel XV secolo completata con fastigi gotici.

Gran parte dei tesori di oreficeria custoditi in San Marco, vasellame liturgico, icone, oro, argento gemme, perle, avorio, provengono dal saccheggio di Costantinopoli. Di origini bizantine anche l’oggetto più prezioso custodito nella chiesa: la Pala d’Oro.

La Pala di circa tre metri di lunghezza e due di altezza è di eccezionale ricchezza, con pietre, oro e smalti. E’ composta da tre parti, in cui sono rappresentati: i Profeti che narrano dell’Emmanuele che verrà, la Vergine, la  Irene e il doge, gli Apostoli con al centro il Cristo in trono, circondato dagli Evangelisti e, nella riga superiore, gli Arcangeli che cantano la gloria di Dio.

Il manto musivo presente tra l’interno e l’esterno della basilica si estende per circa 8000 metri quadrati: vi sono narrati sia temi biblici, dell’Antico e del Nuovo Testamento, che la rappresentazione della vita dei Santi.

Lidiart

20/03/2017, Lidia Borella

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