LA FIABA  e  L’ARTE CONTEMPORANEA
di Lidia Borella

Le fiabe sono racconti di fantasia pieni di mistero e di incanto, ricchi delle più straordinarie avventure, nelle quali sopravvivono credenze primitive legate alla magia; in esse la natura si anima di presenze magiche che non esitano a rivelarsi agli uomini: fate, gnomi, folletti che popolano le foreste, oppure streghe e orchi che vivono in abitazioni solitarie, spesso ai margini di un bosco, o in castelli imponenti che incutono timore.

Se c’è un genere che è riuscito a catturare la fantasia delle persone di ogni estrazione sociale, questo è la fiaba, e tuttavia gli studiosi di folklore continuano ad incontrare grandi difficoltà quando tentano di spiegarne le origini storiche, l’evoluzione, la diffusione e la ragione per cui siamo attirati dal suo fascino, qualsiasi forma assuma.

Tra la fine del XX e gli inizi del XXI secolo il dominio della fiaba si è inesplicabilmente espanso e si è reso in grado di parlare attraverso le arti, di manifestarsi tramite immagini.

Per noi è difficile resistere a quanto di immaginabile c’è nelle fiabe, che ci catturano profondamente e realizzano l’inimmaginabile; ci sono significati profondi in questi racconti, che provengono da conflitti umani, che tutt’ora ci parlano: le fiabe incarnano dei mondi interi di moralità ingenua che ancora risuonano in noi.

Dal XIX secolo fino agli anni settanta del XX secolo, gli artisti visivi hanno generalmente celebrato lo straordinario ottimismo della fiaba attraverso svariate opere: dipinti, sculture, illustrazioni, fotografie, cartoni animati e film.

Le loro felici visioni tuttavia sono mutate drammaticamente negli ultimi anni; non interpretano né ritraggono più i testi delle fiabe come luoghi incantati, di sogno, che attraggono l’occhio e lo invitano a crogiolarsi in un ambiente idilliaco o che distraggono l’osservatore dalla bruttezza del mondo di tutti i giorni, al contrario molti artisti contemporanei si sono avvicinati agli argomenti consueti della fiaba assumendo una prospettiva critica, intenzionata a turbare chi guarda e a rammentargli che il mondo è “fuori dai cardini” e che le fiabe non offrono alcuna alternativa alla tetra realtà.

Le loro sovversive interpretazioni delle storie si scontrano con le aspettative sottese alle rappresentazioni fiabesche, che le immagini talvolta fasulle e troppo rosee che la Disney Corporation e altri artisti ed editori hanno moltiplicato e sparso ovunque per molti anni.

Paradossalmente, al fine di salvare il nucleo di speranza insito nella fiaba, alcuni artisti visivi contemporanei l’hanno spogliata di belle principesse ed eroi, così come di scene rassicuranti che illudono chi guarda e l’hanno dotata di significati diversi attraverso figurazioni dispotiche, grottesche, macabre o comiche.

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Vista la grande diffusione di opere visive contemporanee basate sulla fiaba, è quasi impossibile riassumerle in un quadro d’insieme, fra la miriade di artisti che operano su questa tematica, ne vorrei presentare alcuni.

Susanne Janssen è un’artista tedesca le cui opere sono ispirate alla fiaba, al mito, alla letteratura, sempre nello sforzo di reinterpretarne il significato in chiave attuale.

Un esempio è l’illustrazione della fiaba Hansel e Gretel; in cui riflette sulla vera storia dei due bambini, non sulla vicenda superficiale, ma sul significato psicologico attribuito al racconto.

Nel suo lavoro non ci sono colpevoli o vittime, è trattata quella particolare fase della crescita in cui si passa dalla fanciullezza all’età adulta; questo periodo viene interpretato dall’artista come una sorta di incubo in cui i due ragazzi si ritrovano soli in una buia foresta.

La strega in realtà è una metafora per dire che il bambino preferisce essere schiavo e cieco piuttosto che diventare autonomo (nelle sue opere viene rappresentato con gli occhi chiusi e la casa di marzapane è il corridoio di un carcere).

Alla fine i due ragazzi si sveglieranno e, dopo questo percorso buio, riusciranno con le loro forze ad entrare nel mondo reale.

Sarah Moon è una fotografa francese, figura di spicco della fotografia contemporanea e autrice di grande sensibilità che ha inventato una scrittura visiva unica e inconfondibile, un mondo fatto di grazia, immaginazione e poesia, un universo onirico e ludico dove regna una gaia nostalgia.

In acrobatico equilibrio tra vero e falso, tra fiaba e finzione, ogni immagine risuona di mille echi e fa pensare alla scena di un piccolo teatro.

Paesaggi di nuvole di cotone e cieli di inchiostro, boschi incantati e mari di ghiaccio fanno da sfondo a strane apparizioni.

Da sempre interessata al mondo dell’infanzia, Sarah Moon ha ottenuto vasta notorietà in tutto il mondo per il suo lavoro su Cappuccetto Rosso; la sua versione di due fiabe di Andersen: La piccola fiammiferaia e Il soldatino di stagno sono state recentemente presentate in vari musei d’arte contemporanea nel mondo.

Dina Goldstein è una fotografa canadese conosciuta per la serie Fallen princesses creata nel 2007, in cui ha inserito le figure delle principesse della Disney in scenari moderni e reali.

L’artista tratta temi come: povertà, obesità, inquinamento, con immagini provocatorie per attirare l’attenzione su diversi problemi attuali.

Ha realizzato anche una serie di fotografie con la bambola icona Barbie e il suo fidanzato Ken, per far riflettere sulla condizione umana moderna, trattando, attraverso queste immagini anche temi come l’omosessualità.

William Wegman è un fotografo americano noto per le serie di fotografie che hanno come soggetto dei cani, principalmente i suoi bracchi, ai quali fa interpretare, con vari costumi e pose, alcuni personaggi delle fiabe, come Cappuccetto rosso, Hansel e Gretel.

Ho citato questo artista perché trovo che le sue immagini siano molto simpatiche ed ironiche: stravolge le fiabe classiche con personaggi improbabili.

Annie Leibovitz è una fotografa americana di origini ebraiche, è una ritrattista affermata, ha uno stile caratterizzato dalla stretta collaborazione tra fotografo e modello.

Fra i suoi lavori più conosciuti c’è la serie sui personaggi della Disney in cui sceglie come modelli attori o attrici molto famosi e, attraverso il trucco e il costume, fa interpretare loro un ruolo disneyano, del tutto simile alle immagini dei cartoni e dei film, con set e scenografie studiate nei minimi particolari o partendo da ambienti reali suggestivi, crea dei paesaggi tipici dalle atmosfere fantasiose; inoltre ha appena realizzato il famoso Calendario Pirelli per l’anno 2016.

Tim Walker è un fotografo inglese che lavora per importanti riviste di moda.

Una frase che ama ripetere spesso è: “tutte le mie foto sono legate alle cose che mi hanno fatto sognare da bambino”.

Questa frase fornisce parecchi indizi sulle principesse dal chilometrico strascico azzurro, sui gatti color pastello, sulle miriadi di palloncini gonfiabili e sulle bambole dalle dimensioni spropositate che, frequentemente, appaiono nei suoi scatti.

Tra i fotografi di moda più giocosamente onirici del panorama contemporaneo, Walker ama rendere la foto un magico set in cui fiaba e surrealismo si incrociano indissolubilmente, stravolgendo le naturali dimensioni o collocazioni dei soggetti, creando un rapporto quasi di tipo naif tra la modella e il contesto e materializzando un “paese delle meraviglie” inconfondibile, ampiamente caratterizzato dal colore.

La tematica della fiaba mi ha dato lo spunto per realizzare alcune immagini, attraverso la tecnica dell’elaborazione digitale, l’obiettivo dei miei lavori non è quello di dare un’interpretazione concettuale della fiaba, ma di creare delle scene oniriche e ludiche, che rappresentano il mio immaginario sulla fiaba.

Un immaginario basato sull’equilibrio tra realtà e finzione, che deriva dalle letture e dall’ascolto delle fiabe dalla mia infanzia in poi e dai sentimenti e dalle sensazioni evocati da ogni racconto: sulla base di queste emozioni, nella mia mente si è creata la mia personale visione estetica della fiaba.

Anche se le ultime tendenze nella rappresentazione della fiaba parlano spesso attraverso immagini oscure e macabre, che catturano l’attenzione anche inquietando chi guarda, i miei scenari non possono seguire questa tendenza, che è opposta al mio modo di esprimermi.

I miei lavori, non potendo che rappresentarmi, sono mondi vividi e colorati, pieni di particolari e che mostrano ambienti rassicuranti, un invito a ri-costruire un mondo ideale e a superare una realtà talvolta dai toni oscuri.

Ogni particolare delle mie elaborazioni è stato inquadrato nel mirino della mia macchina fotografica in contesti o occasioni differenti ed è parte di qualcosa che ho visto e che ho vissuto, per poi trasformarsi in un ambiente nuovo e diverso, un mondo di fantasia.

Ho interpretato il tema della fiaba anche attraverso la pittura, creando personaggi che si ispirano a racconti di fantasia; ne è un esempio il dipinto Il giardino delle fate, in cui una figura femminile al centro della composizione è immersa in uno sfondo bucolico in cui l’armonia caratterizza tutta la scena.


Lidiart

12/02/2016, Lidia Borella

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