MOSTRA “Da RAFFAELLO a SCHIELE” Palazzo Reale, Milano
di Lidia Borella

Sabato 23 gennaio ho visitato la mostra “Da Raffaello a Schiele”, aperta dal 17 settembre 2015 al 7 febbraio 2016, mostra promossa dal Comune di Milano, prodotta e organizzata dal Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura, in collaborazione con il Museo di Belle Arti di Budapest e il Museo Nazionale Ungherese.

Una delle peculiarità della mostra, curata da Stefano Zuffi, è la presenza di 76 opere provenienti dalla collezione del Museo di Belle Arti di Budapest, con capolavori che vanno dal Cinquecento al Novecento, pervenuti a Milano in occasione di Expo 2015, quindi un’opportunità unica per ammirare queste opere nel nostro paese.

La mostra è allestita in ordine cronologico e presenta diversi periodi artistici e storici  divisi in nove sale: Il Cinquecento della Serenissima, Il Rinascimento Italiano, Il Rinascimento in Europa,  Il Seicento, L’Europa Barocca, Il Settecento, Il Romanticismo, Il Simbolismo e Dall’impressionismo alle Avanguardie.

Vorrei raccontare la mostra soffermandomi soprattutto sui dipinti che più mi hanno affascinato.  Nella prima sala:  Il Cinquecento della Serenissima, si può ammirare una bellissima opera del pittore El Greco, “Maddalena penitente”, in cui la donna  è posta al centro della composizione, con lo sguardo malinconico e profondo rivolto verso l’alto, la mano destra sul cuore e la sinistra  che sfiora il teschio appoggiato sul libro aperto; sullo sfondo il cielo sembra aprirsi lasciando spazio ad un fascio di luce.

Nella sala successiva: Il Rinascimento italiano, è esposta, in una sontuosa cornice dorata e riparata da una teca di vetro, l’opera “Madonna con Bambino e San Giovannino” di Raffaello, un dipinto di piccole dimensioni, 28,5 x 21,5 cm, del quale mi  ha stupito la vividezza e l’intensità dei colori utilizzati per le vesti della Madonna e per il paesaggio che fa da sfondo. Un dipinto che rasenta la perfezione anche nei minimi dettagli, considerando soprattutto le ridotte dimensioni dell’opera e che riesce a stupire particolarmente lo spettatore,  anche chi è già entrato in contatto con altre opere di Raffaello e che ha già visto la rinomata e grande bellezza dei  suoi dipinti.    Alla sua destra è esposta un’altra opera di Raffaello, il disegno di Venere realizzato a punta d’argento, caratterizzato da un’attenta cura dei dettagli e da un tratto molto pulito e preciso.  Sempre in questa sala è esposta, in una teca di vetro una piccola scultura equestre che critici e studiosi d’arte hanno attribuito a Leonardo.

L’esposizione prosegue con la sala del Rinascimento in Europa, in cui si può notare  la diversità tra la pittura italiana e quella europea dello stesso periodo, ma allo stesso tempo vi si percepiscono le influenze italiane, ne è un esempio il dipinto di Dürer, “Ritratto di Giovane” in cui si riconosce l’inconfondibile stile nordico del pittore, ma anche le influenze veneziane, per l’uso particolare della luce.

Un altro dipinto esposto in questa sala è “Salomé” di Lucas Cranach il Vecchio, caratterizzato da una pittura brillante dai colori vividi, la donna indossa vistosi gioielli e vesti ricche e tiene tra le mani un vassoio con la testa di Giovanni Battista, sullo sfondo è rappresentato il meraviglioso paesaggio del fiume Danubio. La figura non è anatomicamente proporzionata: il capo è più grosso rispetto al busto, che risulta piccolo e con le braccia sproporzionate.  Il testo critico registrato sull’audio-guida esalta in modo particolare alcune caratteristiche della donna, la sua bellezza e la cura dei particolari: la fattura dei  gioielli, l’acconciatura… ma non accenna minimamente alla caratteristica anatomica che ho notato.

Dopo questa considerazione passo a presentare la sala del Seicento dove si può vedere la bellissima opera “Cristo e la Samaritana”  del pittore Annibale Carracci, artista che contribuisce alla nascita del Classicismo a Roma.

Nella stessa  sala si possono ammirare dipinti di Rubens, di Velasquez, di Artemisia Gentileschi e di Nicolas Régnier, nel cui dipinto “Giocatori di carte” si nota l’influenza di Caravaggio, per le ombre profonde e i colpi di luce che colpiscono le figure, anche se questo dipinto, rispetto a quelli di Caravaggio presenta colori più vividi.

Nell’opera è raffigurata una scena in cui alcune persone stanno giocando a carte, vi si ritrova lo sguardo ironico del Caravaggio in quanto è raffigurata una scena di gioco in cui i personaggi stanno barando: la donna al centro della composizione sta sbirciando le carte dell’uomo sulla destra, mentre un soldato sul lato sinistro tiene tra le mani una carta per passarla ad un giocatore.

Proseguendo la visita si passa  nella sala del periodo Barocco in Europa in cui troviamo dipinti di famosi pittori come: Rubens, Van Dyck, Murillo, Franz Hals, Claude Gellée.

L’esposizione poi procede con la sala del Settecento in cui non si può fare a meno di parlare del dipinto “L’Apparizione di San Giovanni Maggiore nella battaglia di Clavijo” del Tiepolo, opera di grandi dimensioni della quale mi ha stupito la perfezione anatomica del cavallo raffigurato caratterizzato da profondi chiaro-scuri che ne evidenziano la muscolatura e l’estrema eleganza della posizione, la sua criniera fluttua morbidamente nell’aria.  In questa sala sono presenti anche due dipinti del Vedutismo, l’opera “Molo a Dolo” del Canaletto e “Piazza delle Signorie” di Bellotto.  Il Vedutismo veneziano è una corrente artistica che apprezzo in modo particolare perché attraverso queste vedute i pittori sono riusciti a catturare scorci meravigliosi, quasi come cartoline dal passato che ci rimandano l’anima dei luoghi raffigurati, ma che, al tempo stesso, sono riconoscibili ancora oggi.

La sala successiva è quella del Romanticismo in cui si possono ammirare opere di Corot, Goya, Rudolf von Alt. Di Goya sono presenti tre dipinti, due ritraggono scene di vita quotidiana e uno è il ritratto di Manuela Camas di cui mi ha colpito l’espressione della giovane donna, che evoca una certa simpatia e una naturale freschezza. Manuela Camas era la giovane moglie di Cean Bermudez, amico di Goya, nel dipinto la donna indossa un abito dalle sfumature verdi bianche e azzurre, ricco di dettagli.

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A questo punto, avendo presentato le sette stanze, dal Cinquecento al Romanticismo, mancano le ultime due sale: il Simbolismo e dall’Impressionismo alle Avanguardie, le sale che in assoluto ho preferito, sia perché amo di più le correnti artistiche di questo periodo, sia perché alcuni quadri esposti non li avevo mai visti dal vero e ne sono rimasta particolarmente affascinata; in particolare, nella sala del Simbolismo, le opere “Il bacio della Sfinge” di Franz von Stuck e “L’età dell’oro” di Janos Vaszory.

Due opere molto differenti tra loro sia per la tematica sia per la differenza cromatica ed estetica.  Nel Bacio della Sfinge si percepisce il potere dell’eros, la pericolosa e potente attrazione amorosa. Colori cupi e tonalità rossastre che scendono dall’alto della composizione contribuiscono ad evidenziare il senso di resa da parte dell’uomo che è raffigurato in ginocchio mentre viene baciato dalla donna-sfinge che lo cinge nel suo abbraccio “mostruoso”.

Il dipinto “L’età dell’oro” è completamente differente, domina una luce verdastra che caratterizza tutta la scena, sfumature verdi scure sullo sfondo che diventano sempre più chiare e luminose in primo piano, soprattutto sulla coppia di amanti, protagonisti della scena.  Un cespuglio è dipinto dietro la coppia, le statue sulla sinistra della composizione, sembrano svanire man mano ci si allontana dal primo piano e divengono quasi delle presenze che si perdono nello sfondo.

Nell’ultima sala è esposta l’opera “Bambina con coperta” di Schiele, l’artista cronologicamente più recente presente in questa mostra. Per motivi di conservazione delle opere su carta alcune opere, compresa “Due donne che si abbracciano” di Schiele, non fanno più parte della mostra perché sono state sostituite con altre.

Nella stessa sala sono presenti le opere di importanti artisti come: Monet, Manet, Kokoschka, Gauguin, Marffly, Cezanne, Van Gogh.

Protagonista del dipinto “Nudo disteso” di Odon Marffly è una figura femminile, distesa al centro della composizione che sembra essere a proprio agio, tutta la scena è caratterizzata da una ricchezza di colori e sfumature che nello sfondo formano una sorta di forme geometriche che vanno a creare un piacevole gioco compositivo.    Il dipinto “Maiali neri” di Gauguin mi ha colpito per la varietà cromatica utilizzata, per la semplicità e per la naturalezza della scena e per la bellezza compositiva che l’artista ha creato attraverso la sua meravigliosa pittura.

A questo punto, dopo aver presentato una parte dei dipinti, quelli che mi hanno maggiormente affascinato, trovo doveroso spendere due parole sulla fruibilità della mostra.

La mostra è stata allestita in sale con pareti rosso-scuro e abbastanza buie, con faretti al soffitto che illuminano le opere dall’alto, creando inevitabilmente dei riflessi di luce sulla superficie lucida dei dipinti, che quindi dovevano essere guardati da una posizione e da una distanza ottimale, ma visto il numero dei visitatori presenti sabato e la dimensione molto limitata delle sale non è stato sempre possibile guardare le opere dalla posizione ottimale, soprattutto se si voleva osservare il dipinto ascoltando la spiegazione dell’audio-guida, perché le sale erano troppo piccole ed affollate per potersi soffermare troppo.

A parte questo dettaglio, in conclusione posso dire che la bellezza delle opere esposte mi ha lasciato un’emozione particolare ed ho passato un interessante pomeriggio di arricchimento personale.


Lidiart

31/01/2016, Lidia Borella

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