PERCORSI TRA I GRANDI ARTISTI: CLAUDE MONET

di Lidia Borella

Claude Oscar Monet nasce a Parigi nel 1840; di modeste origini familiari trascorre la propria infanzia e adolescenza a Le Hauvre, un’importante città portuale sulla costa della Normandia.

Sin da giovanissimo si dimostra portato per il disegno, soprattutto per le caricature e, grazie all’interessamento di una ricca zia, viene incoraggiato a coltivare la sua passione.

Ha modo di conoscere il pittore Eugène Boudin, che lo convince ad abbandonare le caricature e a dedicarsi al paesaggio; intorno ai sedici anni Monet capisce che questo campo lo appassiona in modo particolare.

Dall’amico pittore impara a dipingere all’aperto, a cogliere le stimolanti sperimentazioni sulla luce e sulla percezione dei colori; alcuni anni dopo scriverà a Boudin: «Non ho dimenticato che fosti tu il primo a insegnarmi a vedere e a capire».

Nel 1859 si trasferisce nella capitale, e rimane affascinato dalla vivacità della vita artistica-culturale parigina; in quegli anni, però, viene chiamato sotto le armi per prestare servizio in Algeria, ma viene congedato presto per una forma di anemia.

Nel 1862 Monet ritorna a Parigi dove riesce ad allacciare buone e solide amicizie con artisti come Renoir, Sisley, Bazille, Manet e altri ancora.

Qualche anno dopo sposa Camille Doncieux, dalla quale avrà il figlio Jean, poco dopo il matrimonio, per evitare di essere richiamato al servizio nella guerra franco-prussiana, decide di trasferirsi a Londra.

Proprio nella capitale inglese, in quel periodo conosce il mercante d’arte Paul Durand-Ruel che diventa suo amico e tra i suoi più convinti estimatori.

Verso la fine del 1871 ritorna in Francia e si trasferisce ad Argenteuil, cittadina sulla Senna; i dipinti che realizza in questo periodo sono tra i più solari della sua numerosa produzione: i battelli, i ponti, l’acqua, la campagna che circonda la cittadina sono per lui una grande fonte di ispirazione: Monet era incantato dai paesaggi del luogo in cui vive.

Se si vuole dare una data precisa al movimento impressionista si dovrebbe scegliere il 15 aprile del 1874, quando alcuni artisti, tra cui: Degas, Cezànne, Pissarro, Renoir, Sisley, Morisot e lo stesso Monet, ripetutamente rifiutati dalle principali esposizioni ufficiali (Salons), decidono di organizzare una mostra alternativa delle loro opere.

Si presentano al pubblico con il nome “Società anonima degli artisti” ed espongono presso lo studio del fotografo Felix Nadar.

Il critico Louis Leroy, osservando un dipinto di Monet dal titolo “Impressione, sole nascente”, lo critica pesantemente ed afferma: «Una carta da parati al suo stato iniziale è più rifinita di questa marina» e finisce la sua spietata recensione estendendo a tutti gli artisti del gruppo l’appellativo derisorio di “Impressionisti”.

Nel dipinto Impressione sole nascente, non c’è traccia di disegni preparatori, il colore è dato direttamente sulla tela con brevi e veloci pennellate.

L’effetto naturalistico è superato e stravolto dalla volontà di Monet di trasmettere, attraverso il dipinto, le sensazioni provate osservando l’aurora: il pittore non vuole descrivere la realtà, ma vuole cogliere l’impressione di un attimo.

L’uso giustapposto di colori caldi e freddi rende in modo suggestivo il senso della nebbia del mattino, nella quale nasce un sole inizialmente pallido con i primi riflessi aranciati che guizzano nel mare.

Camille, la moglie di Monet, dopo aver dato alla luce il secondo figlio della coppia, si ammala e, nel 1879, muore.

Negli anni successivi il pittore si trasferisce a Giverny, un altro villaggio sulla Senna, luogo in cui l’artista trascorrerà il resto della sua vita in compagnia della nuova moglie Alice Hoschedé.

Intorno ai cinquant’anni, con il successo, i problemi economici svaniscono e Monet ha la possibilità di ampliare il suo giardino, destinato a diventare una delle passioni della sua vita e, negli ultimi anni, l’unico soggetto dei suoi quadri.

Inizia a dipingere diverse serie dello stesso soggetto per dimostrare come la stessa scena possa cambiare a seconda dei mutamenti della luce del giorno e delle condizioni atmosferiche.

Nel giardino di Giverny è presente uno stagno nel quale Monet coltiva le ninfee, con i semi fatti arrivare dal Giappone. Lo stagno è attraversato da un piccolo ponte di legno a schiena d’asino e intorno ad esso crescono salici piangenti e numerose piante esotiche.

Monet, per riuscire a dipingere al meglio, allestisce il suo studio proprio nel giardino e dipinge in continuazione, soprattutto le sue amate ninfee.

«Io dipingo come un uccello canta», amava dire di sé l’artista sottolineando con questa frase che la pittura per lui non era semplicemente un’attività artistica, ma una vera e propria esigenza interiore.

Monet si spegne il 6 dicembre del 1926 a Giverny, dopo averci regalato una vasta produzione di opere meravigliose.

Lidiart

31/10/2017, Lidia Borella

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