PROVE D’AUTORE (PER MANO SINISTRA) (I)

di Antimo Mascaretti

Breviario delle piccole occasioni (e una nota necessaria)

Questo titolo l’ho usato nella postfazione del libro “prove d’autore” un testo che ho fatto stampare, nel 2013, in edizione fuori commercio, come d’abitudine, sempre per i soliti cinquanta affezionati alla mia pittura.

Il testo nella sua prima e finora unica edizione, raccoglieva scritti di vario genere, redatti in diverse occasioni, anche distanti nel tempo. La postfazione iniziava così:

“Qui, nello spazio minimo di questo libro (il piccolo anche qui, lotta con l’enorme, con il sovrabbondante che sembra dominare nel nostro mondo abituale) ho riprodotto scritti (e qualche opera) che hanno avuto nascite e destini diversi…”

Per gli amici di Ioarte, molti dei quali immagino molto giovani, e gli appassionati d’arte, riproporrò gran parte di quegli scritti, implementati da altri che hanno visto la luce in tempi più recenti, che potrebbero però, essere compresi agilmente in una eventuale seconda edizione di “Prove d’autore” se mai ci dovesse un giorno essere.

La nota necessaria cerca di motivare invece, la mia decisione di scrivere con frequenza, su questo sito che mi ospita. Perché lo faccio? Intanto perché il sito, nella sua impostazione globale mi piace per il lavoro serio e caparbio che svolge e la sua totale libertà, ma in particolare, mi piace scrivere perché non ho rinunciato del tutto a deporre le armi contro un “sistema dell’arte contemporanea” che è il nemico da battere e abbattere. Per raggiungere questo importante obiettivo è però necessario che molti che si sentono artisti o intendono avviarsi su questa ardua via, arrivino a prendere coscienza di come stanno oggi, veramente le cose. Ma, intendiamoci, io non sono qui in veste di “maestro”, né meno che mai, ho la pretesa di fare lezioni a qualcuno. Mi limito a proporre alcuni miei scritti, nati dalla mia esperienza di cinquanta anni di pittura e di studi, che spero e mi auguro, aiutino altri a ripensare e riflettere, magari da altri punti di vista, letture dell’arte e degli artisti, di ieri e di oggi, date ormai come scontate, letture, che al contrario, sono, frequentemente, di natura ideologica, molto parziali, e spesso fuorvianti.

Tutto qui. Senza aggiungere altro, iniziamo dunque, la “Prima puntata” di questa nuova avventura che per me ha rappresentato “Prove d’artista (per mano sinistra).

Il libro aveva due epigrafi, che mi pare giusto riportare perché introducono nell’atmosfera dell’opera:

“In questi giorni nessuno deve troppo tenere il fermo alle cose che “sa fare”

La qualità che conta è l’improvvisazione. Tutti i colpi decisivi saranno assestati con la mano sinistra” (W.Benjamin – Strada a senso unico)

“Ogni vita è un fortino assediato”

(Nicolas Gomez Dàvila)

Alternanze

“ Con i nuovi sistemi produttivi che portano alle imitazioni, l’apparenza si deposita nelle merci”.

(W.Benjamin – Parco Centrale)

Ciò che costituisce un salto nel buio, è l”erranza” di intere generazioni cui non abbiamo saputo indicare come fondamentali, elementi di rilevanza tale sul piano dello spirito che potessero reggere l’impatto di una così totale caduta di tutto ciò che ha costituito per decenni, senza sostanziali variazioni, il vecchio, ingiusto, malefico mondo in cui noi, a nostra volta, siamo stati costretti a vivere.

C’è una frattura, evidente sotto gli occhi di tutti, uno spazio vuoto di una tale ampiezza, che è disperante solo il pensare di tentare di colmarlo.

Questa distanza finirebbe per rendere il vecchio mondo incomprensibile e per più versi ripugnante, per chi, delle nuove generazioni, dovesse tentare la ventura di interrogarsi su ciò che esso ha costituito, e nello stesso tempo, non c’è nel nuovo, qualcosa che permetta di pensare ad una trasformazione in positivo, in profondo, dello spirito, mutamento magari incomprensibile per chi è di un’altra epoca, a causa del naturale succedersi generazionale che vede i giovani sempre aprirsi al rinnovamento come chi firma un impegno a scadenza lontana, con generoso ottimismo.

Nelle nuove generazioni c’è purtroppo, solo desolante dispersione di tempo e di se stessi, ed una raggelante disperazione condivisa in tanti, con carte false in mano, dove stinti proclami a volte, sono l’unica coperta con cui tentare di ripararsi.

Troppo deboli, troppo vigliacchi o pigri, troppo distratti, ci perdiamo in problemi che in prima analisi sembrano camicie di forza da cui è impensabile liberarsi, problemi spesso dettati da un’economia che è ormai insensatezza e governa solo la schiavitù della necessità. La vita non offre che poveri mezzi per la sopravvivenza, e neppure a tutti e in più, il disincanto.

Dalla mia prospettiva, che è quella di chi osserva a distanza, (l’arte esige la distanza prospettica), avverto la forza che l’occuparsi del mistero, dell’arte, e della varietà molteplice dell’esistente tuttavia genera, in contrasto continuo con il disagio ed il caos a cui siamo condannati.

Occorre dunque, fermare i barbari. Non sempre però i barbari, coloro che pensiamo vengano per distruggere, hanno aspetti noti, si fanno subito riconoscere per la loro diversità diabolicamente negativa. Occorre intanto battersi contro gli spettri dell’ignoranza dotta, del conformismo progressista, dell’immobilismo camuffato, che falsi fautori senza riserve del futuro ammanniscono, in nome di piccoli, inconfessabili interessi del presente. E tutto questo non è artificio dell’arrivo dei barbari che pure, continuiamo a temere. Barbaro è anche tutto un mondo risultante dalla nostra azione distruttiva e l’inerzia pericolosa con cui lo accettiamo ogni giorno.

L’elenco dei caduti di colori che hanno partecipato a varie edizioni della biennale veneziana ad esempio, e sono stati inesorabilmente accantonati e dimenticati (a ragione per altro), in carte e documenti d’archivio, mi provoca sgomento e ad un tempo, ilarità amara. Com’è semplice al trascorrere di quaranta/cinquanta anni, diventare, nella migliore delle circostanze, un puro nome per gli specialisti puntigliosi, un centimetro quadro nelle pietre intagliate della storia! Siamo sicuri che noi artisti è questo che vogliamo?

Che posso farci, sono colpevole. Nella mia ricerca d’essenzialità, non trovano posto tante elucubrazioni. Né mi faranno cambiare maniera di sentire gli scritti-pretesto dei “curatori”, uomini-ragno, che mi annoiano, se possibile, ancor più di quelle deiezioni dei loro protetti, che si ostinano a definire: “opere”.

Ci sono state e ci sono al contrario, personalità, figure, opere di letteratura e di cinema, oltre che ovviamente, delle arti figurative, che mi hanno spinto a chiedere di più circa il modo di procedere, spesso iniquo, del mondo. Così da essere indotto ad “indagare” sul perché a volte, il destino sembra opporsi ai meriti, facilitando invece la mediocrità insignificante, e la lezione che ne ho avuto, un invito implicito alla pazienza, traspare mi auguro, tra le pieghe di questo volumetto.

Manca troppo spesso nell’esistenza, bellezza e verità, ciò che vorremmo sempre nella breve sassata in aria che è la vita. L’arte dovrebbe servire a questo.

S’indaga qui, anche seppure indirettamente, sul fato.

Né bellezza né ragione è il paradiso. Troppa perfezione non si addice all’ uomo, a chi è impastato fin dal primo vagito, di sangue, urina, merda.

Si può scrivere per disagio? Sì, credo si possa, quando si è visto cambiare tutto e di solito in peggio, in quasi cinquanta anni, e ciò che è sempre stata l’essenza dell’arte, ad esempio, non è più neppure oggetto d’indagine.

Non so dove si nasconde ancora il mistero, ma ricercando, ne ho scoperto delle tracce, e presto confido di incontrare i suoi devoti cultori, occorre dunque, di volta in volta, mettersi alla ricerca, nel tentativo di portarlo alla luce. Il mistero ci necessita.

E’ un “breviario” essenziale, questo libricino, un breviario per esistenze inquiete, breviario per rafforzare la pazienza, arte da esercitare in continuum, che spero di essere riuscito a racchiudere nelle pagine che seguono, la pazienza per un destino infausto, per un fato ingiusto fino alla provocazione, come è stato ed è tuttora, in accadimenti e nelle vite di molti valenti uomini.

Un libro di meditazioni, se si vuole, o di svago, per chi vorrà accettarlo come un momento di sosta, senza altra pretesa.

(Continua)

25/09/2017, Antimo Mascaretti

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