PROVE D’AUTORE (PER MANO SINISTRA) (IV)

di Antimo Mascaretti

Non mi piace un semplice uso “estetico” dell’arte. L’arte è parte essenziale della vita.

Ciò che io scrivo è il frutto del mio necessario “pregiudizio”. Il “breviario” che io ho destinato ad esistenze inquiete, è un’opera scandalosamente parziale, non una soluzione definitiva ai problemi dell’esistenza.

E’ solo il punto di vista che può essere anche utile, di chi non ama il suo prossimo né se stesso.

Non saprei per altro, prescrivere “ricette”, la mia vita è stata condizionata interamente dall’arte, dall’idea che io ne ho sempre avuto, e dunque, che insegnamento potrebbe impartire a chi si occupa di ben altre cose? Credo in cuor mio, nessuno. Ugualmente non può essere d’utilità alcuna per la soluzione di problemi che non hanno, di fatto, soluzione. Questi problemi si risolvono morendo.

A volte ci si ostina a voler forzare a tutti i costi una porta di cui si è perduta la chiave, quando sarebbe sufficiente girare l’angolo per trovare una finestra aperta che ci consenta agilmente l’accesso.

Ciò rappresenta la sintesi del mio modo di aver vissuto un’ossessione con un’ostinazione forse non necessaria.

Non c’è niente di più noioso di un’esistenza ridotta a continui tentativi per poter superare le difficoltà economiche onde poter continuare vivere.

Ciò che astutamente, invece, ci viene imposto. In ogni caso, avere più mezzi non significa “vivere meglio”, ma soltanto soddisfare il desiderio compulsivo di avere di più.

Questa fu, per eccellenza, l’aspirazione borghese degli anni ’60, elevata successivamente a sistema sociale organizzato. Oggi, non è che una commedia per disperati.

Due scampoli residui di filosofie equivocate, forse in mala fede, un malinteso cattolicesimo divenuto la cancrena del cristianesimo, e un marxismo senza Marx, coniugato per di più, al liberale, e dunque da canzonetta, che sdilinquisce e solletica le belle signore della televisione di stato, si sono fusi in Occidente negli ultimi decenni e particolarmente in Italia, in un veleno mortale. L’ostinazione verso l’autodistruzione da parte di molti è un fenomeno veramente stupefacente.

Una vecchia religione svuotata di ogni contenuto, si riempie, per mondanizzarsi, di sensi di colpa che vorrebbe universali. In tal modo, un preteso cristianesimo radicato in un potere assoluto e distruttivo, predica formule magiche di salvezza autodistruttiva, alleato curiosamente ad una vecchia ideologia economico/sistematica, che ha perso i denti della teoria “scientifica”, per diventare moralistica predica censoria nella prassi.

I fanatici e i politici miopi e calvi sotto il cranio, guardano verso “l’uomo nuovo”, la società caotica dell’inutile mescolanza impossibile di razze e credenze, fedi e tradizioni inconciliabili, ed intanto affrettano la decadenza economica che porterà alla distruzione di un mondo, una tradizione, che la maggioranza ignorante ed inconsapevole, stoltamente ritiene deleteria.

Non c’è più rivoluzione, ma c’è sempre un concerto rock per ogni causa balzana da portare avanti.

Poi, alla fine del concerto, “tutti ai rinfreschi!”, biondi aperitivi, molta cocaina, fiche, abiti firmati e puzzetta al naso, mentre si ciancia di fame del pianeta davanti a torte a cinque piani. E’ tutta la “sinistra” rimasta.

L’opera di un uomo non si conosce a fondo se non esplorando ogni aspetto e/o variante improvvisa del suo lavoro, anche e soprattutto quando esce dal tracciato tecnico abituale e preferito, per entrare nella dimensione esistenziale o puramente sentimentale.

Così anche questo scritto potrà forse risultare utile senza elucubrazioni di sorta, e non occorre bagaglio di giustificazioni per viaggiare nella mia esistenza e nelle mie opere artistiche. Vi dico subito che scrivo nella speranza, pur non avendo speranze di sorta.

Mi hanno intanto fatto credere una falsità: gli animali non hanno coscienza della necessaria morte. Niente di più falso e assurdo. Gli animali “sanno”, e mille sono le testimonianze che possono suffragare questa circostanza. La differenza con l’uomo è nel diverso grado di accettazione. L’uomo comincia ad avere coscienza della fine da piccolo, perché avverte anche le conseguenze della morte, le relazioni obbligate della morte con le altre vite che circondano chi muore.

La morte biologica in sé, è poca cosa.

La vita è un soffio di biologia e casualità. Si può morire per nulla e in qualsiasi momento.

Il perché, è a sua volta, una domanda che non otterrà una risposta né adeguata né esauriente. Carichiamo d’attese e sogni la nostra parabola biologica, che il più delle volte non hanno esito né positivo né negativo. Rimangono vaghe attese, ma ci alleviano il dolore e l’angoscia.

Tutto questo è nella consapevolezza di ogni uomo. Nessuna originalità in queste note, eppure, è con queste domande per corredo che, senza fede, ho accostato il mistero dell’arte.

Un bisogno di conoscenza che superasse l’incurabile ottimismo scientifico che mi irritava era la mia spinta, tanto era evidente l’impossibilità di risposte certe da parte della scienza positiva ai miei interrogativi. Anzi, constatavo con stupore, che quegli interrogativi non erano nemmeno l’oggetto della ricerca.

Molti cadono soli. In un luogo qualunque o anche nella loro casa e non hanno nessuno che li conforti nell’ultimi respiro. Come l’evolversi della farfalla è la vita di un uomo, i compiti sono onerosi, e la lotta è impossibile che possa avere esito favorevole a noi umani.

Trovare nella propria vita il luogo per ospitare la bellezza in quest’assedio da cui è impossibile fuggire, diventa arduo, e disperiamo sempre più spesso, mentre si accende la sera che abbiamo temuto a lungo.

Non rimane che fare ciò che si sa fare. Tessere quel filo di luce che c’è stato dato, in lavori che solo noi possiamo realizzare, e non altri. Destino o vocazione o quel che si vuole.

Costruiamo ciò che ci è richiesto dalla nostra anima senza preoccupazioni per l’utilità.

Il Male sarà presente ovunque. Nonostante gli sforzi per tenerlo lontano dalla nostra opera che vorremmo luminosa e apollinea, vi dovremo fare i conti.

Non vi è che il provvisorio e spesso, per molti, è breve anch’esso.

Non è dalla scienza che possiamo aspettarci un cambiamento utile. La scienza tende a rispondere ai problemi dell’individuo di fronte alla sua fine con argomenti di tipo statistico, vale a dire, irrilevanti.

E’ nella conoscenza che non è solo scientifica, che potremmo avere qualche barlume di consolazione, prima di cadere nella fossa, nel buio del baratro che il nascere ci ha preparato.

In attesa del grande disastro, del nulla che sconvolgerà tutti definitivamente, cerco la mia consolazione.

Ma è un vizio solitario che al più, potrei consigliare anche ad altri, ma non si adatta a tutti.

Al pari della filosofia, l’arte è conoscenza per iniziati. Occorre un grande sforzo di volontà per accostarsi a questo mistero. Non salva dal morire, ed in ciò è perfettamente inutile, ma permette si spera, di morire con consapevolezza, e di produrre, nel frattempo meno distruzioni. Certamente contrasta l’ottimismo implicito della divulgazione scientifica che è follia pura, un inconcludente delirio di presunta onnipotenza.

Nell’assedio dell’esistenza non si distingue la natura delle brevi “consolazioni”, ben rare, che ci sono date.

Si impara presto l’arte dell’essenzialità, che consiste non nell’essere meno rigorosi, ma semplicemente più semplici e autenticamente umili.

L’essenzialità ci fa accogliere i messaggi per quella “pace dell’anima” tanto desiderata, da qualunque parte essi provengano: arte, eros, natura o il semplice “sovrumano silenzio” che è ancora possibile assorbire e godere nell’isolamento, in campagna. A tutti dobbiamo essere grati perché leniscono le nostre paure, le nostre disperazioni. L’arte, nelle sue molte forme, offre il godimento più duraturo.

Tutto il resto è un abbaiare inspiegabile di cani nella notte.

(Continua)

16/10/2017, Antimo Mascaretti

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