Senza titolo (Ovvero: Volo aereo notturno) (XII) Romanzo

di Antimo Mascaretti

Nel riattaccare il telefono, fisso attentamente gli occhi da cane lupo di Gisela sempre molto eloquenti, anche lei ha avuto lo stesso mio pensiero, ma tace.

Di nuovo un freddo innaturale mi percorre la schiena.

“Gisela, se non ha nulla in contrario, potresti intanto andare avanti da sola nell’esame delle carte, esco un momento, devo comprare un giornale”

“Non avevo dubbi in proposito…”

Dopo qualche rigo dedicato ad informare sulla mostra “seduzione ed ossessione”, di cui Michelotti è appunto il curatore, Righetti continua:

“L’opera che ha suscitato inquietante interesse è senza alcun dubbio, “Paesaggio notturno” (la mia opera porta infatti quel titolo) di A.M. non soltanto per le qualità del dipinto che sono molte, ma soprattutto per una strana coincidenza: il quadro raffigura un bizzarro personaggio vestito da Joker, insomma, il jolly delle carte francesi per capirci, che si accinge a commettere un delitto in una notte di tempesta, in una località non precisata, il paesaggio però, è molto dettagliato. La stranezza sta nel fatto che la sera dell’apertura dell’esposizione, subito dopo la vernice, a mille chilometri di distanza si verifica, questa volta nella realtà, il delitto dipinto nel quadro, in un villaggio che il quadro aveva già descritto minuziosamente.

Il dipinto viene esposto ora per la prima volta, e certamente l’assassino non può averlo visto in precedenza, data la ritrosia con cui A.M. presta le sue opere per delle mostre. In più, a beneficio dei più scettici, va detto che nel quadro è dipinto un paesaggio delle Fiandre, manca persino in basso a destra, una casa che è stata demolita soltanto due giorni fa…ho potuto io stesso verificare la coincidenza, osservando una foto messa in rete da un giornale on-line di quella regione”.

Ho difficoltà a rimanere calmo dopo questa lettura, perché io so bene qualcosa che Righetti non può sapere, e cioè che il quadro l’ho dipinto almeno quattro anni fa! So per certo, che non ha mai lasciato il mio studio, e la data dell’opera non è stata riportata sul retro.

Nessuno ha potuto vedere il dipinto, tranne Michelotti a cui l’ho consegnato tre giorni prima dell’esposizione.

Gisela che ha appena finito di leggere, ricerca sul suo smartphone il giornale delle Fiandre per osservare la foto, dopo pochi minuti me la mostra.

“Cristo Santo! È proprio il mio quadro, identico in ogni particolare”.

Gisela osserva la foto pensierosa.

Cosa sta succedendo? Non è certo piacevole che un avvenimento che accade oggi, avvenga in uno scenario identico a quello da me dipinto almeno quattro anni fa!

Gisela torna a decifrare le carte, senza più parlare dell’articolo. Dopo un po’, mentre sono confuso tra mille pensieri, tutti senza logica, mi mette sotto gli occhi una foto sbiadita: Un uomo ed una donna minuta, sorridono mestamente alla macchina fotografica, sul retro c’è scritto: “Io ed E.T. -Bodensee, novembre 1938”.

Ecco un’altra immagine che si può con certezza riferire a Teufel, l’ipotesi di Arno circa la destinataria delle lettere prende piede con qualche fondamento.

In questa foto, la fisionomia di Teufel è ben visibile. Ora in base a questa immagine, più chiara delle altre, identifichiamo la stessa figura su altre foto sbiadite e rovinate. Lo ritroviamo anche in un’altra foto di gruppo, dietro c’è scritto: “Vera Mystica” (si tratta di una loggia massonica), e ci sono i nomi di Theodore Reuss, Ida Hofmann, Aleisteir Crowley.

Gisela trova in un libro, accuratamente ripiegato, un foglio con un elenco. E’ scritto in stampatello ma la calligrafia non pare essere la stessa di Maria.

Si tratta certamente di un elenco di opere di Teufel, la prima elencata è infatti, “La guerra”, l’elenco è lungo, le opere sono almeno ottanta. Alla fine c’è un appunto a matita, sul lato sinistro: “tutte ora, al sicuro”.

Sono ottantasei i quadri elencati, li ho contati con cura, tutti sono indicati con tecnica, anno di esecuzione, titolo.

In un primo momento non avevo notato che, sempre in lapis, c’è anche scritto: Urbino 1943”. Dunque Teufel ha stilato quell’elenco qui, ad Urbino, in un periodo certo drammatico! Si direbbe che le opere le avesse con sé (o forse le ha solo elencate nel ricordo?), e potrebbe anche averle messe al sicuro proprio in questa città, durante l’ultima guerra.

Gisela ha diviso il materiale in scritti teorici di danza, coreografie, appunti vari, fotografie. Tra i libri c’è anche “Die Welt des Tanzers” di Von Laban.

Con pazienza, cerchiamo di dare un senso al materiale in funzione della sua utilità per la nostra ricerca. Abbiamo molto materiale ma poche notizie, per di più, incerte.

Non possiamo almeno per il momento, contare su testimonianze, sia pure indirette dato il tempo trascorso, in questa direzione finora non abbiamo indagato, ma quanti potranno ancora ricordare Maria nei suoi ultimi anni vissuti ad Urbino?

La signora Martine viene in questa casa al più una volta all’anno, non credo possa aver curato molto i suoi rapporti con la comunità locale, con i vicini di casa. La figura di Maria Wurth sembra muoversi per queste vie come un fantasma evocato dal tempo. A chi chiedere?

Il professor Aleppe, lui sì, certamente, dà l’idea di conoscere molto di questa storia, ma sfortunatamente per noi, sembra essersi volatilizzato.

Siamo nella vertigine dell’incerto, sempre al punto di partenza.

Ho sempre pensato che “novità”, “innovazione”, siano parole che nell’arte hanno ben poco significato, variazioni di materiali e audacie stilistiche aggiungono poco o nulla alla sostanza, presunti esperti hanno sempre tentato di convincermi che sia arte anche tutto il ciarpame che ci serve il mercato, su piatti d’oro di allettanti quotazioni, ma non ci sono mai riusciti.

E’ ormai chiaro, a chi sa vedere, che insieme a modi di vita ed abitudini spesso deleterie, da oltre oceano negli ultimi settanta anni, sono stati contrabbandati anche “valori” che avrebbero dovuto mostrare la superiorità anche nel campo spirituale, oltre che in armi, dei nuovi dominatori. Tutto ciò che viene d’oltre oceano o d’oltre manica, le idiozie più ignobili, la bruttezza più conclamata, cialtroni volenterosi che vivono da leccaculi, hanno finora avallato per puro conformismo.

Se si riscrivesse il corso dell’arte a partire dal secondo Novecento, si vedrebbe la verità anche su fenomeni che oggi, sono definiti arte contemporanea e che sono invece solo audaci speculazioni di un mercato che ha allargato gli orizzonti d’azione.

Il mercato riesce a far mangiare anche la merda, è noto, qualcuno riesce anche a motivare con paroloni, il perché è buona.

Con questo sistema ormai affidabili e consolidato, arte pretestuosa, pattume, cianfrusaglie, banalità cerebrali spacciate per abili indagini estetiche e trovate geniali, si sorreggono ai vertici della considerazione artistica grazie a maiali grassi, trasmutati in quell’aspetto dall’incantesimo della parcella lauta di finti curatori, un nuovo mestiere, una maniera di ricavarsi un ruolo ricco di prebende senza l’obbligo di dover sapere distinguere un cazzo da una melanzana.

Penso a queste cose ogni volta che la depressione mi assale.

In preda al mio malessere, trovo sotto la porta di casa, stamattina, una lettera del professor Aleppe. A leggerla sembra che il professore abbia riflettuto sullo stesso mio argomento e nel medesimo tempo, quasi uno strambo dialogo a distanza.

“ Il suo mestiere, un tempo si sarebbe parlato di “vocazione”, mi spinge a prendere posizione, a pronunciarmi attorno all’ equivoco che qualcuno in passato, forse Duchamp, avrebbe in qualche modo, rivoluzionato la maniera di intendere l’arte e da quel momento, fino ad arrivare ad oggi, si è avuta un’evoluzione del fenomeno arte, un “progresso”, già, già…inarrestabile.

Equivoco molto doloroso, mio caro amico, che lei mi par di capire, conosce a fondo, e contro il quale si è battuto e non in una sola occasione, sia pure inutilmente.

Mio caro amico, lei non avrebbe potuto vincere in ogni caso, in una simile lotta impari, sia chiaro, e va detto subito che ciò che è accaduto, è potuto accadere perché così doveva e deve essere.

Se vuole le esprimerò il mio punto di vista per quel che può valere, in sincerità, ma badi, questa qualità tanto tenuta in considerazione, non è propriamente nella mia natura…

Lei nella sua generosità, gode della mia stima e simpatia, ma ben altro è il progetto che deve affermarsi, e sottolineo questo imperativo: DEVE. Al progetto, sono stato chiamato, diciamo con modestia…a collaborare, in qualità di esperto in comunicazione, virtuoso della malia, genio del disorientamento.

Così può ben capire, sono ben accetti convegni inutili, basati su temi inconsistenti, le chiacchere babeliche, la confusione (meglio se internazionale), di ogni tipo, insomma, in una parola il caos.

Perché il caos, e spero che ora le sia chiaro, è il mio, come dire, il mio campo d’azione, ciò in cui mi identifico, e finché così dovrà essere, fino alla fine, l’asservimento delle cosiddette arti all’insignificanza, non potrà che realizzarsi totalmente e con ogni mezzo, deve capire, mi è indispensabile.

Le chiedo scusa per il tono perentorio del mio argomentare, ma è necessario, mi creda, per metterla in guardia dalle conseguenze che una pittura “significante”, pittura, in cui lei si ostina, può generare. Una pittura che sia via di conoscenza e abbia il sogno come tramite, fino ad arrivare all’essenza, è palesemente contro di me, e non posso in alcun modo tollerarla come ormai avrà inteso, anche attraverso quel piccolo esempio del quale si sono occupati tutti i media.

Ciò che ci occorre, e sottolineo ci, per mettere in risalto l’opera delle migliaia di addetti tra le mie schiere, che sono ovunque, è una pittura, per meglio dire un’arte, che sia poco più di un passatempo, non abbia aneliti metafisici, non esprima sentimenti, non riveli aspirazioni a comprendere, o riflettere sulla bellezza, sul male, sull’essere. Una pittura, che non sia nulla ci occorre, meglio, che sia viatico per il nulla.

Ci necessita l’insulso giochino, la trovatina, che anche il cretino, pardon, diversamente abile a comprendere, possa arrivare a sentire nella sua presunta artisticità.

Ben accetto è anche il solito finto impegno sociale, il dovere politico all’uguaglianza, che finga di rattristarsi, dolersi della condizione di poveracci, che so, dei neri ad esempio, e tramutare intanto, la finta preoccupazione in oro, in mercato, tutto è mercato…tutto ciò che ci aiuti ad essere i re Mida delle nuove criminalità. Ci occorre avrà capito, l’ipocrisia, che si possa valere della confusione, della finta condivisione, della mediocrità, della scarsa intelligenza, della vanità, di ogni forma di prostituzione, nonché della politica e della religione più desolatamente vuota di dei.

Aggiungo, alla fine di questo mio amabile avvertimento, una notizia che le sarà molto utile, un aiutino autentico, che la toglierà dalle secche su cui è impantanato da tempo: perché una scrittura azzurro mare possa invadere lentamente uno spazio bianco, sarà necessario aggiungere al suo preparato il contenuto del flaconcino che le accludo nella lettera.

Si tratta di un estratto di “lacrime di veri pentiti”, dunque, di una materia molto, molto rara.

Si ricordi che per la sua rarità, il preparato che le dono le sarà appena sufficiente per leggere ciò che da tempo desidera, dopo circa un’ora, lo spazio bianco tornerà a dominare e l’esperimento, per l’usura della carta dovuta al tempo, e perché io non voglio, non potrà più essere ripetuto.

Le prometto che non mancherà di certo l’occasione per incontrarla ancora di persona.

Le auguro successi in ciò che desidera.”

Suo Professor Aleppe.

(continua)

25/06/2018, Antimo Mascaretti

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