TECNICHE DI RISVEGLIO PER ATHENA (IX)

di Antimo Mascaretti

( continua…)

In queste pagine ci interessa formulare soltanto alcune considerazioni credo utili in senso generale, tenendo conto che i lavori di Danto, soprattutto i primi saggi, riguardano un’analisi dettagliata dell’arte pop americana con speciale riguardo ad Andy Wharol, quindi un fenomeno artistico oggi ampiamente superato e datato, ma il pensiero di Danto mette le premesse anche per sviluppi successivi che intanto il mondo dell’arte contemporanea ha raggiunto con risvolti di estrema attualità. E’ molto fastidioso constatare anche nei libri di Danto, che pure si giova spesso di citazioni a supporto del suo pensiero tratte da grandi filosofi europei del passato,( al contrario di molti altri filosofi d’oltreoceano che al massimo fanno riferimento a pensatori anglosassoni), l’assenza di considerazione nel trattare questo genere di argomenti verso altri studiosi di grande livello europei ed italiani che, in fatto di estetica e di filosofia dell’arte ( ammesso che Danto, di certo un “nipotino dell’ultimo dei moicani”, debba essere considerato nella visione accademica della Columbia University, il “colosso di Rodi”, nel vecchio continente, ragionando su questi temi dai tempi di Platone, non siamo certo i nanetti di Biancaneve. Naturalmente le “colonie” invece, rispondono con ampia risonanza positiva (e ti pareva…) alle tesi di Danto a cui è stata conferita nella “colonia Bel Paese”, anche una laurea “Honoris causa”, a Torino nel 2007.

Diciamolo senza giri di parole: se il pensiero filosofico di Danto fosse stato elaborato nel nostro Paese, non avrebbe avuto diffusione più su di Bressanone.

Queste considerazioni potrebbero essere utili se si decidesse di affrontare il concetto di “colonia culturale” in maniera esaustiva con appropriatezza.

Danto analizza e cita movimenti artistici storici di avanguardia, ma sembra valutare al massimo esperienze francesi…per gli altri (che forse non conosce) solo silenzio.

Al di là di questo grosso limite innegabile per uno studioso in special modo di filosofia dell’arte e di estetica, debbo dire che ho cercato a lungo nell’opera citata, la spiegazione alla promessa del paragrafo secondo: Bellezza e definizione filosofica dell’arte”.

Il filosofo parla a lungo della rivoluzione che, a suo dire, sarebbe avvenuta negli Stati Uniti negli anni ’60, per opera dei movimenti di avanguardia, che avrebbero spazzato via le vecchie concezioni circa l’estetica e la filosofia dell’arte proprio allargando il significato della parola “arte” praticamente a tutto ciò che si vuole come arte (pressappochismo americano…come sempre una piaga in ogni campo, specialmente politico…)

“La caratteristica della storia dell’arte oggi è che il concetto di arte non implica costrizioni interne su quali siano le opere d’arte, così non si può più dire se qualcosa è un’opera d’arte oppure no…”

Come si vede è questo il “vangelo” a cui si conforma da decenni il grande circo dell’arte contemporanea fin dagli anni sessanta dello scorso secolo. Questo argomento pertanto non è privo di interesse anche per noi.

Continuando a leggere, la mia insoddisfazione resta tale anche quando e direi finalmente, Danto dopo aver divagato non poco con opere “significative” (sic) di quel periodo, artisti e movimenti, arriva a definire concettualmente ciò che è arte.

Come Danto definisce ciò che è arte?

“…la scatola di Wharol era stata costruita per un universo artistico in grado di apprezzarla in base alla formulazione di George Dickie presente nella sua “teoria istituzionale dell’arte”, secondo la quale qualcosa è un’opera d’arte A) se è un manufatto; B) se una persona o più persone attive nel mondo dell’arte gli conferiscono un cauto riconoscimento nelle vesti di “candidato all’apprezzamento”.

Ora come si può capire agilmente, l’aspetto propriamente filosofico ed estetico espresso a questi livelli è del tutto insignificante, più che di filosofia dell’arte, io parlerei di una precisa ideologia utile in concreto. La definizione appena riportata tuttavia, spiega molto bene il grande influsso che “il mondo dell’arte”, nel frattempo potenziato e cresciuto a dismisura, esercita di fatto nella “valutazione” e “valorizzazione” come arte di ciò che è a quel mondo più gradito, imponendolo attraverso un mercato sempre più globale, ovunque.

In seguito a questo stato di fatto che non si può in alcun modo ignorare, ai fini di una precisa azione da parte di noi artisti (perché alla fine, ciò che veramente interessa è se sia ancora possibile “reagire” ad un determinato dominio intellettuale (e non solo…) e come agire per essere veramente efficaci), è assolutamente indispensabile elaborare con forza un “rigetto” di argomentazioni quale quella di Danto. Per farlo occorre uniformarsi allo stesso modo di procedere del pensiero filosofico del pensatore americano che si adegua, anzi prende forma nell’adeguarsi a ciò che è già esistente e consolidato nella prassi artistica e che per questo solo fatto, è arte.

Senza più incomprensibili sudditanze, elaboriamo le nostre idee di arte e realizziamo le nostre opere d’arte nel solco della nostra tradizione più profonda e senza timori di accuse di passatismo e provincialismo, non dovremo in seguito che teorizzare una “filosofia” adeguata di appoggio e usarla contro un sistema collaudato e potentissimo, (che permette a molti, “anche nelle colonie”, di mangiare lautamente), di dominio artistico, economico, esistenziale.

Ci sono artisti disposti ed in grado di fare questo? In caso di risposta negativa, perché perdere ancora tempo?

Se avessi modo di porre una domanda al filosofo americano chiederei: “Come mai a partire dalle avanguardie degli anni ’60, ma forse addirittura dal tempo dell’espressionismo astratto degli anni ’40, ci si ostina a non leggere la contraddizione palese tra lo svuotamento totale delle determinazioni del concetto di arte realizzato dagli stessi artisti e il mantenimento del termine “arte” per le loro produzioni, quando si tratta di servirsene sul piano mercantile?

Ciò non fa ricadere ogni possibile tentativo di azzeramento teoretico dell’estetica al di qua di un consolidato e tradizionale concetto di mercato che cinicamente assorbe ogni velleità di questo genere?

(Continua)

08/05/2017, Antimo Mascaretti

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