TECNICHE DI RISVEGLIO PER ATHENA (XV)

di Antimo Mascaretti

( continua…)

Lei ha una concezione molto elitaria dell’arte e della pittura.

Sì, certamente. Questi sono argomenti seri e necessitano di un grande sforzo culturale. Badi bene, non ho detto di erudizione presuntuosa e vana, ma di necessità di essere all’altezza per comprendere. E’ per quei pochi che si lavora, in ogni epoca.

La parodia dell’arte aperta alle masse, “nell’ era della riproducibilità tecnica”…ricorda il bel libro di Benjamin? Ebbene, quel libro di speranze infondate oggi è del tutto inutilizzabile come strumento di analisi, perché le premesse ideologiche purtroppo, erano errate. L’ impostazione marxiana del lavoro di Benjamin, bizzarra e debole nello stesso tempo (ma per fortuna, presente solo in poche opere), è la parte che più ha risentito del trascorrere del tempo. Oggi, sono le masse che sono scomparse, il proletariato, il lavoro stesso, non “l’aura”!

L’arte “popolare”, tutti gli aspetti dell’arte “pop” (si scambiò allora una critica sociale per una sorta di consenso entusiasta…) è intanto tramontata, scaduta come le merci che esaltava. L’arte cosiddetta popolare lasciamola per favore, agli americani…So bene che tutto il mondo oggi è “America”, ma mi lasci aggiungere. Purtroppo!

Sono però fiducioso che con il decadere progressivo dell’impero americano, possa presentarsi per il vecchio continente, per la vecchia Europa, l’occasione per tornare a riflettere sul proprio grande passato, e di conseguenza svegliarsi dall’anestesia, reagire ed agire.

La pittura si realizza al momento, nasce sulla tela o si può dire, è preesistente?

Per il mio modo di sentire è certamente preesistente. Si ha un sogno che solo successivamente esige di essere messo in forma. Naturalmente, questa è una schematizzazione, necessaria però, per permettere di capire. Capita a volte, che per giorni si inseguano sulla tela i lampi di una visione svanita e non accade nulla, altre volte invece, tutto prende rapidamente forma in così poco tempo che l’opera in poche ore può dirsi terminata.

C’ è sempre una percentuale di casualità, come in ogni evento dell’esistenza.

Lei sogna molto? E’ utile il sognare per la pittura?

Se si riferisce all’ attività onirica notturna, la risposta è sì, purtroppo però, non “trattengo” che piccole testimonianze nella mia pittura di quanto ho la fortuna di vedere di notte. La pittura tuttavia, è un’attività intellettuale, non semplicemente la percezione di un medium.

Ha mai pensato di utilizzare la fotografia, il cinema, o qualche altro mezzo espressivo?

No. Se dovessi trovarmi a scegliere, preferirei la scrittura (che saltuariamente utilizzo), per la sua estrema povertà di mezzi materiali. La pittura è molto ingombrante e faticosa, nel mio studio le stanze sono stipate da centinaia di opere, è molto faticoso anche il solo doverle spostare, scrivere invece, è qualcosa che permette di evocare un intero mondo e il tutto rimane in una memoria di computer, agilmente.

Lavora d’ istinto o con lentezza?

Molto lentamente. Ma non si tratta di una scelta stilistica o una conseguenza di una opzione tecnica, quanto piuttosto perché sono costretto in genere a riprendere il dipinto più volte ricominciando da capo, ad ogni minimo dettaglio modificato. Ma non tutti i cicli hanno questo andamento. A volte è capitato di lavorare senza alcuna correzione e con rapidità sorprendente come per esempio, per il ciclo “monocromi”.

Negli ultimi anni però, la lentezza ha finito progressivamente per prevalere. Procede parallelamente ai miei dubbi.

Dubbi di che natura?

E’ difficile dirle a parole. Ho il timore che il mezzo da me scelto e amato, la pittura, non sia più in grado di cogliere la meraviglia che vorrei. Forse ho in realtà, il dubbio che io non riesca a farlo e che non dipenda dalla pittura. ( il mio romanzo: “senza titolo-Volo aereo notturno”, tratta queste problematiche). La pittura è, come tutti i mezzi espressivi oggi, molto inflazionata e direi, degradata al punto che appare tecnica in mano a scimmie. Siamo sommersi di pittura come di ogni altra cosa, di altre migliaia di “espressioni”. Tutte quelle immagini rendono a lungo andare, i sensi non più in grado di percepire. Del momento storico che viviamo, mi piace solo la grande diffusione di tecnologia informatica portatile che “distrae” le grandi masse con milioni di foto che vengono scattate incessantemente per essere meglio “connessi”, e intanto, la pittura come da me auspicato, torna lentamente ad essere il piacere ed il privilegio di pochi. Nel numero, in questo caso esiguo, sta forse la salvezza. I grandi capolavori del passato e vale per ogni epoca, sono stati creati su commissione di pochi e per pochi fortunati. Dobbiamo nuovamente tendere a rivivere quel genere di atmosfera. L’ arte non è indispensabile che sia conquista di tutti, si può vivere senza esserne fruitore, diciamolo pure, indispensabili sono ben altre cose.

Troppo chiasso, troppo clamore non giova all’arte.

Se poi, vogliamo credere alle favole e ritenere sul serio che un passaggio fugace di fronte ad un capolavoro, in migliaia, durante la visita ad una Biennale o in qualche museo del mondo sia educativo, sia una “conquista”, padronissimi, ma solo l’ignoranza e l’aggressività immotivata, sono stati il vero incremento, purtroppo l’unico, delle masse negli ultimi settanta anni e questo è un fatto (è vero, sono aumentati anche i debiti). Magari possiamo aggiungere anche una uniformità comportamentale disarmante e una spruzzata di autentica coglioneria, quanto mai deleteria. La cultura non si può confondere con la semplice informazione. Migliaia di scimmioni girano in continuazione, viaggiano senza alcun giovamento, per via di comportamenti indotti che anche in questo caso hanno a che fare con il vantaggio economico di alcuni. La cultura, la civiltà è ben altra cosa. Come ogni giorno possiamo constatare, una laurea o peggio anche un master, non salvano dall’ignoranza e dalla stupidità. A chi è ascrivibile la responsabilità di tutto questo non saprei dire, credo si tratti di cause complesse ma non per questo meno deleterie. Dovremmo ripensare certe idee di finto progresso che hanno caratterizzato il conformismo politico di una falsa democrazia parolaia. Ma c’ è chi è disposto a farlo? Non credo. I risultati di tanto “progresso” sono stati semplicemente disastrosi, lei non trova? Una crescita spirituale presuppone sacrificio e studio, ma anche educazione alla bellezza (questa parola equivale, oggi, ad una bestemmia in chiesa!), al gusto, purtroppo i modelli proposti dai media sono il peggio di quanto possa nascere dal meticciato ideologico e caotico degli Stati Uniti e la scuola in più, ha la sua grande responsabilità. Ma chi sono gli insegnati? Con quale criterio vengono selezionati? Nessuno. Ci affidiamo al caso, alla preparazione e vocazione dei singoli, ma in generale, che vuole che possa cambiare? E la responsabilità delle cosiddette famiglie? per carità, meglio stendere un velo pietoso.

(Continua)

19/06/2017, Antimo Mascaretti

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