TECNICHE DI RISVEGLIO PER ATHENA (XVII)

di Antimo Mascaretti

( continua…)

Ma le religioni radunano milioni di fedeli….

Sì, si sono adeguate all’ utilizzo dei media, all’abile comunicazione, ma se le esamina in concreto, con attenzione, alcune, come quella cattolica, parlano di altre cose. La dottrina si adegua ai tempi, si storicizza. Questo vuol significare il suicidio della stessa dottrina. A prendere sul serio costoro, sembrerebbe che Dio tenti di parlare disperatamente ad una massa di idioti per loro tramite, e non il contrario! La legge di Dio, un tempo categorica ed immutabile, oggi è poco meno che una sociologia pratica, un manualetto di comportamento perbenista, che tutto ingloba, tutto consente, tutto comprende, niente di più inutile a guardar bene. “Non uccidere” diventa: “Se puoi, non farlo, ma se ti capita, vai da Don Mazzi a fare un “percorso”. Equitazione, campi da tennis, palestre, mangi, bevi, scopi, e fai quel che vuoi, ma devi dirti “pentito”. E’ scritto così nelle “tavole”? Devo essermi perso il “volume di aggiornamento” come si faceva un tempo con le enciclopedie…

Come l’artista è divenuto, di volta in volta, politico, sociologo, psicologo, esperto di tematiche ambientali, uomo di spettacolo, buffone, così la religione discetta di politica, di economia, si intromette nella gestione dello Stato laico (sic), discute di lavoro, di sindacato, di cambiamenti climatici, perché? Perché sul piano spirituale, a parte le solite banalità ormai divenute vuote formule, non ha più nulla da dire. Io, che non sono cattolico, trovo veramente stimolante leggere Tommaso D’Aquino, dal suo lontanissimo medioevo, piuttosto che le encicliche “deboli” dei papi politici degli ultimi decenni, preoccupati, nella loro imbarazzante cecità, solo del potere ormai in via di dissoluzione costante. La fede è gestita da uomini cinici travestiti da buoni, eminentemente politici, amanti dei viaggi, per poter toccare ancora una volta, con mano preoccupata, lo stato delle dipendenze psicologiche di quelle genti che hanno frenato nello sviluppo, e saggiare la consistenza di un potere che appare sempre più in discussione, perché fondato su una ideologia assurda e contro natura.

Questi personaggi ambiscono a dettar regole in fatto di morale, di diritti civili, di organizzazione scolastica e familiare, in nome di chi? In nome di vecchi pregiudizi che nel tempo si sono calcificati insieme ad una ideologia profondamente contro natura, non c’ è altro. La parola di Dio? Mi resta difficile pensare che Dio possa parlare attraverso tanta ottusità. Un esempio? Il problema demografico. Qualsiasi persona di buon senso si rende certamente conto che senza una programmazione rigorosa della limitazione delle nascite concordata attraverso organismi delle Nazioni Unite, si spera, meno faziose delle attuali, nei prossini cinquanta anni, nel mondo si avranno, per milioni di persone, seri problemi di sopravvivenza, e a lungo andare, senza interventi drastici in questa direzione, la stessa sopravvivenza del pianeta sarà a rischio per un problema, quello demografico, (altro che riscaldamento globale!) ben più grave delle mutazioni climatiche, che pure, in qualche modo, si ricollegano alla stessa problematica di fondo. Qual è l’atteggiamento della chiesa cattolica ad esempio? Silenzio assoluto, per un tabù, quello della sacralità della vita che rimane una vuota parola quando la vita diventa impossibile. Questa è cecità morale, ed ottusità. Che può avere a che fare con Dio un simile atteggiamento miope, criminale? Ovviamente nulla.

Torniamo a parlare d’arte. Cosa conta nell’ arte d’ oggi?

Solo l’evento. Da comunicare a quante più persone possibile, attraverso i social e tutti i media. Ciò che dovrebbe essere la sostanza, non ha più nessuna importanza, anzi, non interessa nessuno o pochi, quei pochi che sono in grado di capire ciò di cui si sta argomentando.

Poche persone si recano a visitare ad esempio, la Biennale di Venezia o altre manifestazioni internazionali di questo tipo per un vero interesse. Abbiamo invece, migliaia di persone che decidono di essere presenti perché spinte abilmente dalle promozioni pubblicitarie dell’industria culturale.

Da decenni, che cosa c’ è da vedere di rilevante a Venezia? Nulla o quasi, e quel poco si può vedere riciclato in tutte le salse, in manifestazioni consimili per tutto l’anno. Che senso può avere invitare Paesi lontanissimi e diversi per fare il punto sull’arte del momento…ma veramente vogliamo credere a queste idiozie “ecumeniche”? Chi ricorda i curatori delle ultime dieci Biennali veneziane? E gli artisti’ La maggior parte sono scomparsi nella loro nullità, e allora, quanto ancora deve durare lo stravolgimento dello statuto dell’Ente biennale in nome di queste sciocchezze di tipo turistico promozionale? Non c’ è un modo migliore per impiegare il denaro pubblico?

Secondo il suo modo di vedere persino esporre è un modo superato di presentare le opere d’arte…

E’ così. Purtroppo però, l’esposizione rimane, per gli artisti fuori dal sistema di potere, l’unica maniera per poter dichiarare la loro “esistenza in vita”. Ma anche questa è una pia illusione, perché tutti sappiamo bene che di valore delle opere, di originalità e compiutezza dell’opera d’arte oggi, non si parla più, di fatto non interessa nessuno, ed il mercato è altrove, in abili mani di avidi finanzieri collezionisti.

Milioni di dollari sono mossi dalle aste internazionali quasi ogni giorno, cosa vuole che conti ogni altra considerazione? L’ arte è purtroppo, spesso vittima di pregiudizi e giudizi ideologici. I valori arbitrari di cui abbiamo già parlato, riflettono anche questi aspetti che potremmo definire “politici”, legati cioè a contingenze della storia e della situazione politica di un Paese, o dell’intero pianeta, come nel caso di guerre, e così via. Tra trenta o cinquanta anni, ciò che oggi è considerato “un capolavoro” verrà magari relegato nei magazzini di un museo o di una istituzione, come è già capitato per tanta arte del passato, osannata prima e svalutata successivamente. Un tempo però, nei giudizi si andava più cauti, le considerazioni erano solo artistiche, mentre oggi, è il mercato che muove le fila dell’archiviazione storica, e questo è un grave danno che non mancherà di mostrarsi in tutta la sua negatività. Ciò che una volta era l’eccezione che poi il tempo ridimensionava nel suo giusto livello, oggi è la regola cardine nella valutazione delle opere e degli artisti. Mi viene da dire che l’arte, quella vera, presuppone un altro uomo, forse un’altra vita. Riesce a vedere cosa abbiamo intorno oggi? Quelle materia che Piero Manzoni ebbe la decenza di racchiudere in scatolette, oggi è sparsa ovunque…

La pittura, mi pare di capire, anche per un isolato come lei ammette di essere, finisce per richiedere come necessaria una efficace azione politica, almeno in certi momenti storici…

Come ho già scritto e detto più volte, amo la vecchia musica, le canzoni del passato… Perché? Non saprei in verità, forse perché mi consentono di aprire uno spiraglio, uno stretto passaggio nel tempo che non mi è stato dato di vivere.

Così nell’ascolto, in qualche modo aumento possibili sensazioni di là di una durata esistenziale ordinaria. Ascolto con orecchie non mie quella musica o meglio, ascolto con le mie orecchie una musica non nata per dilettarmi, per giovarmi, la ascolto alla stessa maniera di come l’hanno ascoltata migliaia di persone che ora non sono più. Io provo in tal modo, inconsciamente, cioè in un processo automatico, ad estendere fino alla mia anima le fascinazioni che avvolgevano come seta pura quelle persone, i loro desideri, le speranze. E’ un viaggio nel tempo, un inganno, un artificio a danno della biologia. Ecco dunque, la storia fare irruzione nel mio presente, ed io con il mio preoccupato esistere odierno, ho una apertura insperata, uno sguardo all’indietro, mentre un vento impetuoso, inarrestabile trascina l’Angelo verso il futuro come immagina Benjamin. Questa convenzione forzatamente biologica che è la storia collettiva, in relazione al tempo della esistenza, sconsiglia come un’illusione evidente un qualunque intervento politico, ma l’uomo ha voluto ritrovare in sé il sentimento morale, una facoltà inibitrice e consolatoria insieme, che tenta fatalmente anche l’artista che, però, è doppiamente consapevole dell’illusione di un agire terapeutico sui mali presenti, che è in fondo, la politica nella sua accezione più positiva.

(Continua)

03/07/2017, Antimo Mascaretti

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