TECNICHE DI RISVEGLIO PER ATHENA (XX)

di Antimo Mascaretti

( continua…)

L’ epoca della globalizzazione ha portato alla ribalta dell’arte molti artisti cinesi…

Sì, e non solo cinesi. Debbo dire che trovo inevitabile questo fenomeno, tuttavia gli artisti cinesi che dipingono come il ragioniere di Busto Arsizio o di Canicattì, non mi piacciono, questo vuol dire che se un’artista finisce, in virtù del mercato globale, per dipingere in maniera uniforme in ogni parte del mondo e non ha più riferimenti alla sua specificità culturale e alla sua unicità, compie qualcosa di insensato e di estremamente deleterio.

Ci sono artisti cinesi ad esempio, pure molto noti, che dipingono come dilettanti di pessimo gusto degli anni ’60, altri usano la fotografia senza un minimo di differenziazione dal più banale turista, il mercato finge di non cogliere questi aspetti e li esalta ugualmente. Se un artista italiano si presentasse, in una fiera internazionale, con simili lavori, sarebbe considerato un fesso qualunque, anzi probabilmente, non avrebbe neppure possibilità di esporre. Queste bizzarrie non riesco a capirle, o meglio, le capisco e le inquadro nell’ottica del progressivo avvicendamento di un impero su un altro…

C’ è qualche giovane artista che apprezza?

Qualcuno che mi piace c’ è, ma se non muterà il grande conformismo generale in cui questi poveri giovani crescono e del quale si nutrono inconsapevoli, se non ci saranno condizioni diverse, ( che possono nascere solo da una rifondazione spirituale ), perché l’arte torni ad essere arte, qualcosa di molto lontano da tutta quella paccottiglia per dementi che si vede in giro, in particolare d’estate, temo che difficilmente la loro personalità più autentica avrà modo di rivelarsi. Il talento naturale oggi, non basta più, c’ è una battaglia continua da sostenere contro la stupidità politico-religiosa di massa, (questo sì un nuovo soggetto storico in azione), ci vogliono nervi saldi, e fortuna a favore.

In sintesi come definirebbe la sua avventura intellettuale tra pittura e riflessione sulla filosofia dell’arte?

Dopo alcuni decenni di teorie sulla “morte per esaurimento” della pittura quale mezzo espressivo, e tante ipotesi sull’utilità o la praticabilità di altri mezzi ritenuti più idonei, ed infine, dopo teorizzazioni filosofiche tendenti ad appiattire la distanza tra arte e realtà, onde giustificare, con il rigore di un pensiero coerente, quanto già di fatto avvenuto per iniziativa di artisti e movimenti, la pittura a me pare tuttora ben viva, e sia detto con obiettività, ritengo non abbia ancora altri mezzi espressivi rivali a giudicare dai risultati, nono stante la povertà spirituale degli ultimi settanta anni.

Il questi decenni, la pittura ha prodotto opere di grande livello, accanto alle quali posso accostare idealmente soltanto alcuni film, il resto non è stato che manifestazione di impotenza, disperazione e noia. L’aridità della vita spirituale e il progressivo imbarbarimento in ogni aspetto della vita sociale, sono sotto gli occhi di tutti. Ritengo che in una simile situazione di rovine e decadimento, proprio la filosofia, da tempo emarginata o autoemarginata, incagliata sulle secche di una riflessione circa l’esattezza scientifica dei propri procedimenti e del relativismo paralizzante, potrebbe, una volta liberatasi da simili impacci, aprire vie nuove.

Occorrerebbe un pensiero che sia utile per l’esistenza, un pensiero autorevole, (non autoritario), non un manuale pratico di buone maniere e di comportamento per una convivenza “civile”, allorché il termine “civile” non si sa bene cosa ormai significhi nella vita reale degradata, violenta, corrotta, in cui le vittime principali, i giovani, inconsapevoli e spesso ottusi per l’educazione ridicola che hanno ricevuta, non sanno manifestare che continui tentativi di autodistruzione, attraverso un uso smodato di stupefacenti, di alcol, e di ogni sorta di prodotti intossicanti, tutti gestiti dalla criminalità organizzata.

Anche un’arte idiota ed inutile trova posto naturalmente in un simile quadro di desolazione, mi capita di consultare siti d’arte contemporanea on-line che sono di un vuoto sconfortante ed esprimono solo un’ignoranza che avrei preferito sapere sconfitta da tempo. Come se ne esce? Non certo con la stupidità politica che si può toccare con mano ogni giorno, non con il “buonismo”, non col “perdonismo” atteggiamento ipocrita da deboli, non con l’ipocrisia di chi in realtà non vuole cambiare alcunché e specula sul degrado e si inventa anche una solidarietà “pelosa”, che lascia affiorare assurdi sensi di colpa di origine cristiano-giudaica, paralizzanti e distruttivi, in misura peggiore di una epidemia non controllabile. Non se ne esce, infine, con l’irrazionalismo che sembra aver contagiato Paesi un tempo fieri del loro illuminismo e del sapiente uso della ragione. Irrazionalismo che permette ad esempio, una invasione biblica di popoli eterogenei, senza nessun contrasto, così che secondo questa inetta classe dirigente politica, sarebbe normale che un intero continente si trasferisse, nei prossimi decenni, in Europa, dove invece sappiamo bene che non c’è mai stato il paese di bengodi. Questo fenomeno non risolverà alcun problema di quelle popolazioni lasciate crescere senza responsabilità e vissute solo di sussidi, ma servirà a decurtare il tempo di esaurimento delle risorse ed in conseguenza di ciò, ci saranno le premesse per una catastrofe di immani proporzioni. Occorrerebbero nuovi ideali convincimenti, una nuova progettualità capace di pensare nuovi ordini che non escludano se occorre l’azione della forza. Per ora, l’odiato, vero, “passatismo” dei futuristi, è ancora al potere saldamente e ci “narcotizza” con l’immobilismo perenne e le chiacchiere, il calcio, lo stupido calcio, i talent, le follie religiose, le fiction etc.

Quale sarà il futuro se non interverranno cambiamenti in tempi brevi? Quello ora indicato. Non posso prevedere quando avverrà, ma accadrà nel segno della ulteriore disumanizzazione, con tutto quel che consegue.

Ciò di cui ”l’ uomo senza umanità” è capace, si pensava di averlo già vissuto alla fine della seconda guerra mondiale, con il turpe olocausto, la bomba atomica, etc. In seguito si è avuta notizia dei lager staliniani, dei massacri di altri milioni di uomini avvenuti in altre guerre piccole o grandi, e in altre follie politiche, religiose, militari. Oggi non oso pensare ciò che l’uomo potrebbe essere capace di compiere nell’attuazione del male come progetto finale della sua esistenza.

Tutto è possibile, non ci sono più freni, chi pensa il contrario o è un ingenuo o in malafede.

Cosa vogliamo attraverso la nostra pittura? La nostra pittura sarà vuota e vana come una scatola di “Brillo box”, priva di spugnette abrasive, e come le tante repliche di opere di quel tenore, o possiamo finalmente dire che essa aspira di nascosto a qualche ambizione?

In segni, colori, forme e materiali, la nostra pittura contiene in sé ancora qualche verità?

Dipingo da oltre quarantotto anni (nell’ indifferenza generale dei conformisti che sgomitano per mettersi in mostra come puttane), e da più di cinquanta mi arrovello attorno a problemi filosofici ed estetici, in più, ho vissuto sulla mia pelle le manchevolezze, le vere follie della politica e anche i pochi, pochissimi successi. Guardando indietro trovo molte profezie di grandi maestri contemporanei di filosofia dell’arte penosamente abortite. Le innovazioni artistiche, i mutamenti, che avrebbero dovuto cambiare il senso dell’arte e condizionare la sua stessa esistenza, hanno fatto la loro effimera comparsa e rapidamente sono spariti nel nulla con gli stessi artisti propugnatori di quelle creazioni. Altre teorie supportate da discorsi filosofici poco persuasivi quanto e più di quello di Arthur C. Danto, si presentano alla ribalta incessantemente.

Quasi ignorati, in pochi certamente, andiamo avanti a creare, con grande fede nel mezzo scelto, la pittura, malgrado i momenti di scoramento, “momenti di verità sensibili” che si spera possano resistere al tempo. La scena politica è tale che accelera la tentazione di ritirarsi nell’ indifferenza di fronte alle rovine.

Ci vuole grande forza d’ animo per resistere di fronte alla distruzione insensata di reperti archeologici ad esempio, che la cronaca non manca di illustrarci (nella paralisi di qualunque azione di contrasto, si badi bene, paralisi che, a ben guardare, ci rende complici e forse ancora più barbari per vigliaccheria). Rinnoviamo la fede nell’arte ogni giorno, ma perché? Con quale scopo? Vogliamo testimoniare la nostra visione del mondo senza essere condizionati, dalle follie delle fedi politiche, dalle assurdità religiose. Vogliamo porre al centro dell’esistenza le passioni, il male, l’oppressione del senso di morte certa, “senza distarci” con uno smartphone, senza sentirci appagati da un nulla confortante che non sappiamo ancora quanto potrà durare. Come in una grotta, soli con le nostre paure, tracciamo i segni della nostra vita su un supporto. Ciò ha sempre contraddistinto l’ homo faber, ma oggi c’ è chi rinnega anche questo segno di differenziazione dagli scimmioni, e ci spinge per reazione ad un maggiore impegno. Guardando indietro nel tempo, vediamo immense ricchezze di altri periodi storici, che parlano con voce limpida e chiara. Il nostro compito è creare verità prima sconosciute.

Sul “Corriere della sera” del 31 agosto 1969, dunque, proprio verso la fine di quegli anni ’60 così cruciali per Danto, e per sua stessa ammissione per la sua filosofia, di cui un poco abbiamo trattato anche in questo dialogo, Francesco Arcangeli, scrisse un articolo dal titolo: “ Niente da lasciare”, nel quale opponeva l’ ostinazione della “nostra” idea dell’arte, del fare arte, alle catastrofiche innovazioni allora preconizzate alla Sorbonne e riprese in un “libro bianco” da Pierre Restany, il famoso ideologo del “nouveau realisme”. L’ articolo si concludeva con questa frase:

“Artisti, non credete a questi ideologi, lasciateci qualche cosa”

Posso dire, per quanto mi riguarda, che da allora, quarantotto anni fa, ho tentato e tento ogni giorno di rispondere idealmente a quell’ appello con un “lascito” di opere che, spero e mi auguro, non vada disperso in futuro.

(Continua)

24/07/2017, Antimo Mascaretti

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