LA FILOSOFIA CI CHIARISCE L’ARTE COME ESPERIENZA
(JOHN DEWEY-1934)

RIPRISTINARE LA CONTINUITÀ TRA LE FORME DELLE OPERE D’ARTE E I FATTI, LE EMOZIONI E I GLI ASPETTI DELLA VITA QUOTIDIANA, CHE COSTITUISCONO L’ESPERIENZA.


John Dewey (1859 –  1952)


“Quando si separano gli oggetti artistici sia dalle condizioni della loro origine, sia dalle condizioni secondo le quali essi operano nell’esperienza, viene costruito un muro attorno a loro che ne rende quasi opaca la significatività generale di cui si occupa la teoria estetica.” L’arte come esperienza” John Dewey (1934)

Dewey ci consiglia di ripristinare la continuità tra le forme delle opere d’arte e i fatti, le emozioni e i gli aspetti della vita quotidiana, che costituiscono l’esperienza.

L’esperienza vissuta nell’arte

Nella nostra cultura, l’esperienza artistica viene considerata una dimensione separata dal vivere quotidiano, materia di divulgatori custodi di un sapere difficilmente accessibile chiamati “specialisti”. La filosofia ha aiutato a ridimensionare questa separazione accostando l’arte alla creatura vivente, come già studiato dal filosofo statunitense John Dewey “Arte come esperienza” (1934).

Coppa da Vino in Ceramica – Kylix di Euergides (circa 500 a.C.) al British Museum, Londra


Il compito primario che Dewey si propone è quello di ripristinare la continuità tra arte ed esperienza quotidiana.

Bisogna vedere l’esperienza artistica in una visione più ampia con la quale anche il meccanico preso dalla sua opera è impegnato in un’attività artistica, per la quale sono arti anche il cinema, la musica, i giornali.

Esperienza artistica è quindi tutto quello che intensifica il senso della vita immediata. Presso i popoli antichi gli utensili domestici erano lavorati con grande cura per dare enfasi alla vita quotidiana e oggi sono ammirati come oggetti artistici.

Ad Atene le belle arti e la vita quotidiana era connesse e vissute in maniera molto stretta.

Donna che impasta il pane. Statuetta in terracotta. Tanagra, III sec.a.C. Museo Archeologico Nazionale, Atene


Secondo Dewey l’arte è il miglior mezzo di comunicazione: un linguaggio che veicola e inventa significati, attraverso dei specifici mezzi quali pittura scrittura e musica.

Il pensiero di Dewy si racchiude in questo concetto. L’artista non sdegna i momenti di resistenza e tensione, ma anzi coltivandoli ne coglie tutta la potenzialità.
Differenza tra estetico e intellettuale è solo differenza di lettere scritte e non di genere nel rapporto vissuto dalla creatura nell’ambiente in cui vive. Se non si coglie questa differenza si arriva a credere che l’artista non pensa e che invece il ricercatore lo scienziato non fanno che pensare.

Sia uno che l’altro hanno momenti per pensare e hanno i loro problemi. E’ assurdo credere che l’artista non pensi in maniera profonda come un ricercatore. Anche il pittore deve elaborare in maniera consapevolmente l’effetto di ogni sua pennellata e rendersi conto di ciò che sta producendo. Come il ricercatore e lo scienziato elaborano un loro pensiero pieno di emozioni e di idee. L’unica differenza riguarda il tipo di materiale usati per l’immaginazione e la tecnica.

Ignorando il ruolo necessario dell’intelligenza nell’opera d’arte e identificandolo con un particolare tipo di materiale, di segni e di parole le arti belle non esisterebbero, perchè ci sono valori e significati che possono essere espressi solo da qualità immediatamente visibili e udibili.

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Ciao, alla prossima

15 maggio 2020

articolo a cura di Franca Barzan
Staff di IoArte

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