TECNICHE DI RISVEGLIO PER ATHENA (I)

di Antimo Mascaretti

il titolo che si legge in alto è lo stesso di un mio testo pubblicato in soli 50 esemplari fuori commercio e dato in omaggio durante una mostra. Vorrei permetterne la lettura ad un pubblico più vasto come gli amici del sito, naturalmente a puntate.

PRIMA PARTE

Tracce sentieri e strade aperte

Di alcuni artisti è agevole seguire l’evoluzione. Essi, con alle spalle fantasmi che però muovono solidi interessi economici, abituano il pubblico di appassionati d’arte e collezionisti a periodiche esposizioni, di loro parlano gli esperti e gli storici dell’arte critici militanti e curatori, le riviste del settore li ospitano frequentemente nelle loro pagine e spesso anche i quotidiani, nelle loro pagine culturali, rendono conto del loro percorso e delle mostre più recenti, insomma, di quegli artisti si conosce tutto l’essenziale per affrontare con armi adeguate la loro poetica e constatare quanto le loro realizzazioni sono coerenti con essa o altrimenti se ne distaccano.

Ci sono invece, artisti (spesso sono i più rigorosi e comunque quelli che sentono maggiormente la responsabilità del loro ruolo) che raramente si ha l’occasione di vedere in mostra, e sono ben lontani da quelli che sono i cardini del sistema di potere dell’arte nella nostra società totalmente estetizzata: fondazioni, potenti collezionisti che amano tramutarsi in manager dei loro artisti, personaggi ritenuti esperti o comunque che godono di tale fama in ambito culturale per incarichi ricevuti e ruoli organizzativi ricoperti, gallerie internazionali dove confluiscono milioni di dollari provenienti da tutto il mondo per condizionare le quotazioni di questo o quell’altro artista, case d’asta. Per quegli artisti che per scelta o per sfortuna, appartengono a questo girone infernale bisogna dire che, di fatto, nonostante i loro sforzi, essi “Non esistono”. In una società che non ha più nulla da difendere, valori culturali, artistici e spirituali in genere, sono un anacronismo, e coloro che si ostinano a guardare alla tradizione, non sono più che un eterogeneo e bizzarro agglomerato di sani reazionari che non si ha modo di condizionare alla vulgata del momento e spendere sul mercato. Oggi ci si esalta, io affermo ci si accontenta, della condivisione. La condivisione del nulla, e quegli artisti che non hanno da dire nulla sono quelli che, per paradosso, sono i più richiesti da un mercato che per sua natura deve garantirsi un costante ricambio del nulla obsoleto con altrettanto nulla più recente, pubblicizzato come il più appetibile del momento. Ciò in ragione del fatto che sono rare le occasioni in cui opere di riguardo e di autentico valore entrano sul mercato, per una serie di ragioni, la prima delle quali è che chi le possiede di solito non se ne libera senza una ragione che li costringa, a meno che nel frattempo, il valore di quelle opere abbia di gran lunga superato la soglia delle previsioni più ottimistiche agli occhi degli analisti specializzati in opere d’arte. In mancanza o rarità di oggetti di autentico valore, il mercato necessita di rilanci speculativi periodici su nomi che ancora possono garantire acquisizioni di margine di profitto. Non è in queste pagine che ci accingeremo ad indagare le ragioni assai complesse di questo stato di cose, diremo invece(per circoscrivere il tema di questo piccolo saggio) che, tralasciando i pur interessanti aspetti dell’ideologia del mercato, mi limiterò ad illustrare, con quanta più chiarezza possibile, quella che è la mia poetica di pittore e ciò che nel tempo quella poetica ha permesso di realizzare, con alcune piccole digressioni utili affinché si possa avere una idea ben precisa del mio modo di essere pittore e del mio pensiero in generale. Tutto ciò non per vezzo o vanità, ma per escludere fraintendimenti e interpretazioni fuorvianti della mia pittura. Io purtroppo sono convinto che il compito di un artista non sia quello di pubblicizzare se stesso come un qualunque produttore di merce. Il mio pensiero in merito è anzi orientato in direzione totalmente contraria a quanto ogni giorno dobbiamo constatare.

13/03/2017, Antimo Mascaretti

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